Ragazzina venduta e violentata, 2 condanne

Dieci anni d’inferno per la vittima costretta dalla madre: appena maggiorenne ha denunciato tutti
PESCARA. Sette anni e otto mesi di reclusione, interdizione perpetua da ogni ufficio e, una volta scontata la pena, un anno di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati da bambini per G.G. 67 anni (difeso dall’avvocato Pasquale Provenzano); sei anni e otto mesi di reclusione per R.R., 81 anni (assistito da Antonio Di Blasio), residenti in due piccoli centri della provincia pescarese.
È la pena inflitta dal gup Nicola Colantonio con il rito abbreviato (con la riduzione di un terzo della pena) ai due uomini che per anni violentarono una ragazzina con la complicità della madre, tossicodipendente e prostituta, che si suicidò (per altri motivi) a maggio 2016.
Una storia che vide protagonista una adolescente costretta ad avere rapporti sessuali con i clienti che le procurava la madre e che maltrattava e picchiava la figlia se cercava di opporre resistenza. Violenze che sarebbero andate avanti da quando la vittima aveva 8 anni e fino alla maggiore età: violenze interrotte dopo la morte della madre. Fu però l’insistenza di uno dei due clienti, G.G., a dare la forza alla ragazza di denunciare tutto ai carabinieri. E la storia venne fuori tre anni dopo l'ultima violenza subita dalla ragazza quando, ormai maggiorenne, iniziò a essere perseguitata dal più giovane dei clienti che a tutti i costi voleva riprendere quei rapporti che la parte offesa aveva bruscamente interrotto dopo la morte della madre. L'uomo, che oltre alla violenza sessuale doveva rispondere anche di atti persecutori, nell’arco di un anno e mezzo aveva fatto alla ragazza circa 200 telefonate, tutte senza risposta. E per questo la giovane vittima si ritrovava quell’uomo ovunque: alla fermata dell'autobus, davanti alla scuola guida, fuori da scuola. E questa persecuzione la indusse a denunciare tutto.
Una storia di degrado totale che era già finita all’attenzione del tribunale dei minori che, pur non sapendo niente delle violenze sessuali, decise di togliere la ragazza alla madre per affidarla ai nonni paterni. Ma lo sfruttamento della piccola non finì neppure con quell’allontanamento, perché la madre, nel giorno della settimana stabilito per vedere la figlia, si presentava dai suoceri per prelevarla in compagnia di uno dei due imputati. La donna spesso portava la figlia a casa di uno dei due, oppure in campagne e luoghi deserti, alla mercè dei due condannati. «G.G.», scrisse il gip nell’ordinanza con la quale dispose l’arresto dell’uomo, «compiva atti sessuali sulla ragazza, a volte picchiata dalla madre alla presenza dell’imputato, proprio per costringerla a sottostare a detti atti».
«La resistenza della ragazza», scrisse sempre il gip nella misura che venne adottata non per le violenze ormai datate, ma solo per gli atti persecutori, «ai contatti con la madre e con l’uomo che l’accompagnava e che abusava di lei, era arrivata a tal punto che, in un’occasione, ella era persino giunta a procurarsi delle lesioni pur di essere portata via da costoro». La ragazza, quando decise di denunciare tutto, arrivò anche a registrare qualche telefonata per incastrare il persecutore, senza sapere che il telefono dell’uomo era già sotto controllo. Ora il 67enne e l’81enne sono stati condannati dal giudice al risarcimento del danno in sede civile, ma con una provvisionale di 15 mila euro in favore della parte offesa.

