Ragazzino folgorato Adesso rischia il Comune

MONTESILVANO. A quindici anni dalla tragedia che provocò la morte di un bambino, folgorato in un luna park di Montesilvano (era la sera del 2 agosto del 2006), la famiglia del piccolo Domenico...
MONTESILVANO. A quindici anni dalla tragedia che provocò la morte di un bambino, folgorato in un luna park di Montesilvano (era la sera del 2 agosto del 2006), la famiglia del piccolo Domenico Semplicio non è ancora riuscita a ottenere il completo risarcimento dei danni, peraltro stabilito da una sentenza civile passata in giudicato. Le diverse cause civili portate avanti dallo studio legale del professor Mercurio Galasso, legale della famiglia della vittima, non trovano ad oggi una conclusione a causa dei diversi ricorsi che si sono succeduti negli anni. E adesso, a rischiare di pagare la parte di risarcimento non ancora intascata dalla famiglia, che si aggira sui 500 mila euro, potrebbe essere il Comune di Montesilvano. Una sorta di “caos” giudiziario che sarebbe nato dal fatto che i cinque imputati presero strade diverse per definire le rispettive posizioni, e con tempi diversi: chi patteggiò, chi venne prosciolto, chi assolto in appello, chi condannato definitivamente. La giovane vittima, che all'epoca aveva soltanto 13 anni, quella sera inciampò su un cavo posto a terra tra due giostre. Per evitare la caduta, si aggrappò a una protezione di acciaio di una giostra, ma venne investito da una scarica elettrica morendo all’istante.
Su questa storia è ora intervenuta la Corte di Cassazione, chiamata in causa dall'avvocato Galasso con un preciso ricorso, che ha annullato una delle decisioni del tribunale civile di Pescara, inesatta nell’interpretazione di un passaggio tecnico. La prima causa instaurata condannò il giostraio, Sinibaldo Lazzari, a pagare circa 950 mila euro di risarcimento. Era stata intentata solo nei confronti del giostraio in quanto fu il primo a definire la sua posizione con un patteggiamento. Di quella somma vennero liquidati 500 mila euro da parte della compagnia di assicurazione, il resto rimase sospeso. Nel 2015 il legale della famiglia presenta un nuovo ricorso contro altri due protagonisti della vicenda (Luigi Valerio, che ottenne la licenza per il luna park, e Paolo Giosaffatto, l'ingegnere che fece i collaudi), tirando in ballo anche il Comune di Montesilvano per aver concesso l’autorizzazione ad istallare la giostra incriminata. La richiesta di risarcimento fu di un milione e 200 mila euro.
Nel 2018 il tribunale dichiarò inammissibile il ricorso, in quanto la cifra era superiore a quella già decisa nel primo ricorso passato in giudicato. Partì quindi il ricorso in appello che è ancora pendente.
Nel frattempo, arriva il terzo ricorso con il quale la famiglia chiede (sempre agli stessi tre) solo la differenza della somma che era rimasta sospesa dopo la prima causa. E qui il tribunale si esprime sostenendo che il ricorso non poteva essere deciso per “litispendenza”, in quanto pendeva la decisione di appello. La Cassazione, però, oggi dà ragione all'avvocato Galasso, affermando che quella motivazione del tribunale era inesatta, in quanto si trattava di “continenza” e non di "litispendenza". Sta di fatto che adesso la causa deve tornare di nuovo al tribunale di Pescara che dovrà sospendere il giudizio in attesa della decisione della Corte d'Appello.
Il problema è che tutto si sarebbe giocato sulla diversa cifra del risarcimento, che però in effetti è sempre stata la stessa richiesta nel primo giudizio favorevole: la differenza stava nel fatto che i giudici decisero di ridimensionare la cifra a 950 mila euro. Risultato: la vicenda, ad oggi, è ancora aperta.
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