Ragazzino picchiato in centro Caccia ai responsabili sui social

La madre del tredicenne: il caso di mio figlio non è isolato. C’è un gruppo di delinquenti a piede libero La polizia sta analizzando i profili Instagram da cui sarebbero partite le minacce dopo l’aggressione
PESCARA. Sta reagendo bene, è tornato a scuola e alla sua attività sportiva, che lo impegna moltissimo. Ma è tuttora in cura, ed è seguito anche dal punto di vista psicologico, il 13enne che nel tardo pomeriggio del primo febbraio è stato picchiato da un gruppo di ragazzini in pieno centro, tra l'area di risulta e corso Umberto.
Le indagini per risalire agli autori del pestaggio sono in corso, da parte della squadra mobile (diretta da Dante Cosentino), che ha già rimesso un primo rapporto alla Procura. Ma l’attività della polizia per dare un nome a quei teppisti non è ancora chiusa e in questi giorni si sta sviluppando anche sui social, non solo perché dopo l’aggressione il 13enne è stato contattato e minacciato attraverso Instagram, ma anche perché alcuni profili esaminati dagli investigatori potrebbero ricondurre ai ragazzi che se la sono presi con lui. Nonostante la disavventura di cui è stato protagonista, in questi dieci giorni il 13enne ha dimostrato di «saper mantenere il sorriso», come racconta la madre che quel sabato lo ha soccorso e accompagnato in ospedale, dove è stato giudicato guaribile in 15 giorni.
«Ringrazio il cielo che lo vedo reagire e sorridere», prosegue la donna che nota, però, «la rabbia» del figlio. E non potrebbe essere altrimenti perché «non capisce il motivo dell’aggressione, avvenuta senza motivo da parte di persone che non conosceva. Ancora oggi non riesce a darsi una spiegazione» di tanta violenza. «Stiamo cercando di recuperare una vita tranquilla», aggiunge la donna, e «abbiamo registrato una vicinanza pazzesca da parte della scuola, dove è tornato sabato, e dalle mamme dei ragazzi che sono in squadra con lui».
Non passa, però, «lo sgomento, il grande rammarico» di fronte all'indifferenza mostrata quel giorno dai tanti che hanno assistito alla scena. Nessuno è intervenuto, nessuno si è rivolto alle forze dell'ordine: «Eppure erano quasi le 19.45 di sabato», sottolinea la madre. «Questa è una città a misura d'uomo, permette ai ragazzi di uscire tranquillamente», e il pestaggio subito dal figlio non le ha fatto cambiare idea. Anche perché «di teppistelli come quelli che hanno picchiato mio figlio ce ne sono ovunque, non solo in questa città». Ma bisogna fare qualcosa, non si può rimanere immobili. Sì, dice la donna, «ai maggiori controlli» proposti da Domenico Pettinari (M5S) per «arginare i delinquenti». Mentre non ha gradito le dichiarazioni di Riccardo Padovano, della Federazione pubblici esercizi (Fipe), che si è preoccupato del «danno di immagine» provocato dalle parole di Pettinari sulla presunta «invivibilità di Pescara, diventata fuori controllo».
«Quello di mio figlio», conclude, «non è stato un caso isolato. C’è un gruppo di delinquenti a piede libero e mi auguro che vengano individuati. Ma non basta: a questi giovani annoiati e sempre con il cellulare in mano si devono trasmettere valori positivi, organizzare delle attività, devono mettersi a fare qualcosa. A mio figlio non è successo niente di grave ma tante mamme hanno pianto figli che non ci sono più».
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