Raid punitivo, arrestati in libertà «Volevamo solo pulire la casa»

28 Novembre 2019

Secondo l’accusa, il proprietario dell’abitazione voleva cacciare con la forza gli inquilini morosi Ma la difesa smentisce: «Mai stipulato alcun contratto d’affitto. Di Carlo non ha minacciato nessuno»

PESCARA. Sono tornati in libertà Massimo Di Carlo, 58 anni, residente a Chieti ed Ewuru Kenneth, 36enne nigeriano, fermati martedì mattina a Francavilla per aver cacciato degli inquilini da un appartamento di proprietà di Di Carlo, risultati poi essere abusivi, con l’aiuto di altre tre persone. La decisione presa dal giudice del tribunale di Chieti Andrea Di Berardino si fonda su due elementi: la mancanza della violazione di domicilio, in quanto i due soggetti presenti nell'appartamento non avevano alcun titolo per potersi trovare lì e l'assenza della flagranza di reato per quanto concerne le lesioni personali lamentate sempre dai due. Alla fine, dunque, è stata accolta la tesi della difesa, sviluppata dagli avvocati Gianluca Polleggioni, legale di Kenneth, e Mariagrazia Sciubba, nominata da Di Carlo. Il sostituto procuratore della Repubblica, Marika Ponziani aveva chiesto i domiciliari per entrambi i soggetti. La decisione del giudice è arrivata dopo due ore e un quarto di camera di consiglio ed è stata accolta con il sorriso non solo dagli imputati, ma anche dai loro legali.
«Il mio assistito, che tra l'altro seguo anche nell'iter per la richiesta di asilo politico, si trovava lì per aiutare il proprietario a pulire la casa, nella quale dovrebbe andare a vivere a breve», spiega l'avvocato Polleggioni, difensore di Kenneth. «Le persone che in quel momento occupavano l'appartamento lo stavano facendo in maniera del tutto abusiva, in quanto non vi è alcun rapporto giuridico con il proprietario che possa giustificare la loro presenza. Inoltre, l'intervento delle forze dell'ordine è arrivato quando la presunta aggressione lamentata dai denuncianti si era già consumata, motivo che ha giustamente indotto il magistrato a far cadere la tesi della flagranza o semi flagranza». Quindi, aggiunge: «Tra l'altro, del coltello descritto dai soggetti che si trovavano in casa come arma utilizzata per cacciarli non c'è traccia. Sono stati rinvenuti solo dei cacciaviti usati legittimamente dal proprietario per cambiare la serratura della porta di casa sua. Inoltre, anche il mio assistito ha riportato ferite e contusioni, segno che tutt'al più c'è stata una colluttazione con colpi reciproci e non un'aggressione».
E conclude: «Conosco bene il mio assistito, vive in un centro di accoglienza a Moscufo e poco tempo fa abbiamo presentato domanda alla Corte d'appello dell'Aquila per la richiesta di asilo politico». Dello stesso tenore le parole dell'avvocato Sciubba, difensore del proprietario Massimo Di Carlo: «Per esigenze personali, il mio assistito ha necessità di abitare quell'appartamento di sua proprietà e martedì mattina si è fatto accompagnare da alcuni conoscenti per pulirlo. Le persone che ci ha trovato dentro erano del tutto abusive. La verità è che Di Carlo stava conducendo una trattativa per locare l'immobile a un altro soggetto, al quale aveva momentaneamente concesso la possibilità di appoggiarsi nell'appartamento in attesa di stipulare un contratto, che è bene rimarcarlo, a oggi non esiste. Evidentemente, questo soggetto ha dato arbitrariamente le chiavi di casa alle persone che poi sono state trovate all'interno».
Una tesi che contrasta con quella del denunciante, secondo cui il 21 ottobre scorso è stato sottoscritto un contratto transitorio tra le parti, dietro la consegna di una caparra di 500 euro, ma dopo qualche giorno Di Carlo avrebbe preteso il pagamento in contanti senza tracciabilità. Infine, poi, sempre la Sciubba smentisce le minacce raccontate da una delle inquiline: «E' vero che Di Carlo ha richiesto la liberazione dell'immobile, ma lo ha fatto senza minacciare nessuno. Quella è casa sua, chi ci si trova non ha alcun diritto e lui ha necessità di abitarla».
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