Rancitelli chiama Pescara: non vogliamo restare soli

7 Gennaio 2020

Fiaccolata nel quartiere difficile: c’è il sindaco, ma non il resto della città

PESCARA. Rancitelli ha risposto. Circa duecento residenti sono scesi ieri sera in strada per la fiaccolata silenziosa nelle vie del quartiere, organizzata dall’associazione “Per una nuova Rancitelli” dopo l’omicidio di Capodanno. Un corteo breve e composto si è snodato dal piazzale della chiesa dei Santi Angeli Custodi, in via Lago di Posta: per chiedere sicurezza, provvedimenti, iniziative. Per invitare i cittadini a vincere la paura. Ma anche per chiedere partecipazione, solidarietà e vicinanza da parte del resto della città. Se c’era un assente, ieri sera a Villa del Fuoco, forse era proprio il resto della città: come se Rancitelli fosse una periferia di se stessa e non della città più grande d’Abruzzo.
Va detto che però le istituzioni hanno risposto: in testa al corteo ha marciato il gonfalone cittadino, dietro il quale hanno sfilato il sindaco Carlo Masci, il presidente del consiglio comunale Marcello Antonelli e Armando Foschi, consigliere leghista e presidente della commissione Sicurezza. Di fianco a loro Francesca Di Credico, presidente dell’associazione di quartiere. E poi attivisti e simpatizzanti di “Per una nuova Rancitelli”, e quella coda di residenti che, a conti fatti, in un quartiere con tante sacche di omertà e di paura, non erano pochi.
«Grazie a tutti quelli che hanno partecipato», ha detto la Di Credico alla fine, «grazie anche alle istituzioni. E grazie ai residenti che sono scesi in strada per dare un segnale di speranza anche a chi non c’era. Da domani cominciamo a discutere sul da farsi». Sul da farsi ha dato rassicurazioni Antonelli: «Era un dovere esserci, nei prossimi giorni agiremo», ha detto il presidente del consiglio a chi lo salutava al termine della manifestazione. «È vero che demolirete il Ferro di Cavallo?», hanno chiesto altri a Masci appena arrivato: «Sì, certo: entro due anni», ha risposto il sindaco.
Che vada giù o no, si vedrà. Nel frattempo, l’amministrazione ci ha messo la faccia. Un po’ meno il resto della città e della politica cittadina. Una circostanza che, a fine corteo, di fronte alla chiesa, è stata rilevata: «Non siamo una città satellite e non vogliamo esserlo. Siamo “la” città», ha dichiarato la Di Credico rammaricandosi del fatto che, eccezion fatta per altre periferie, dal resto di Pescara non ci fosse stata una partecipazione rilevante. Eppure da qui, in una ventina di minuti a piedi, si arriva nella Pescara Vecchia della movida. Poco più lontano, c’è il centro delle luci d’artista. Ma purtroppo la marcia silenziosa, con tutti i problemi che voleva evidenziare, non è sembrata questione di tutta la città.
Nel frattempo, Rancitelli il suo segnale l’ha dato. «Siamo qui anche per chi non c’è perché non può esserci o perché ha paura», aveva detto, a nome dell’associazione, la Di Credico prima del corteo, «l’occasione di questa riunione è la morte drammatica di un uomo in una casa del nostro quartiere. Una cosa che tocca noi, che tocca tutta la città. Non possiamo vivere nella paura e nella rassegnazione di fronte a episodi del genere. Non possiamo dire che è normale perché succede a Rancitelli».
Poi la marcia, subito dopo la messa officiata da don Massimiliano De Luca. Per via Vella e via Lago di Capestrano: strade male illuminate in più tratti, spesso coi marciapiedi sconnessi. Poi via Tavo, passando dietro al Ferro di Cavallo, sul versante che chiude la “piazza dello spaccio” e che dovrebbe andar giù. Alla fine le vie Sacco e di nuovo Lago di Posta per tornare alla chiesa. Quindi i ringraziamenti e i saluti, con la soddisfazione per aver portato in strada chi si pensava non ci fosse. E la speranza che, alla prossima occasione, qualcun altro ancora vinca la paura, in un quartiere che non vuole restare solo e che non vuole essere la periferia di se stesso.
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