Ranieri emoziona e conquista la platea del teatro D’Annunzio

PESCARA. Le celebrazioni del Vate hanno toccato l’apice ieri sera con lo spettacolo teatrale e musicale di Massimo Ranieri al teatro D’Annunzio, che ha fatto registrare il tutto esaurito e ha...
PESCARA. Le celebrazioni del Vate hanno toccato l’apice ieri sera con lo spettacolo teatrale e musicale di Massimo Ranieri al teatro D’Annunzio, che ha fatto registrare il tutto esaurito e ha emozionato la platea con i brani che hanno ripercorso il rapporto tra il Vate e la città di Napoli sulle note delle più celebri canzoni napoletane. Cantante con decenni di proficua carriera alle spalle, attore di cinema, teatro e televisione, presentatore di successo e doppiatore, Ranieri è considerato uno dei personaggi dello spettacolo più apprezzati a livello nazionale. A Pescara, si è esibito dopo la partecipazione come ospite, il 5 febbraio scorso, al Festival di Sanremo, dove ha duettato con Tiziano Ferro il brano “Perdere l'amore”. Questo mese, dovrebbe uscire il suo nuovo album.
Sono il giornalista Paolo Mieli, affiancato dal dirigente Rai Angelo Mellone, e la rappresentazione della Figlia di Iorio del Teatro stabile abruzzese i due eventi centrali di oggi in occasione della settima giornata della “Festa della rivoluzione – D’Annunzio torna in Abruzzo”, promossa dalla presidenza del consiglio regionale d’Abruzzo, con il consiglio e la giunta regionale e il Comune.
Il «viaggio nel poliedrico mondo di D’Annunzio», com’è stato definito dal presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, si apre oggi alle 18 nel piazzale Michelucci dell’Aurum con “L’Abruzzo di Gabriele d’Annunzio”, una conversazione con Mieli, Mellone e il presidente del Vittoriale degli italiani Giordano Bruno Guerri, moderato dal giornalista Alessandro Sansoni. Alle 21,30, sempre all’Aurum, andrà in scena “La Figlia di Iorio”, spettacolo del Teatro stabile Abruzzo, di Vincenzo Pirrotta, con le musiche di Antonio Vasta suonate dal vivo dall'autore. Pirrotta, allievo di Mimmo Cuticchio, dal 1996 conduce una ricerca sulle tradizioni popolari usandole nel teatro di sperimentazione. L'opera “La figlia di Iorio” sarà recitata da un solo attore, aiutato da un musicista polistrumentista che suonerà solo strumenti pastorali (zampogna, organetto e chalomou).

