Rapina al Compro oro: bottino di 30mila euro È caccia a una donna

21 Maggio 2019

La finta cliente avrebbe fatto da apripista ai due banditi che sabato hanno preso a schiaffi la commessa per farsi consegnare soldi e gioielli

PESCARA. Ronde, telecamere esterne, vigili e carabinieri di quartiere, maggiori controlli delle forze dell’ordine negli orari di apertura e chiusura dei negozi, parole d’ordine per far scattare gli allarmi e, persino, un centro operativo dedicato al monitoraggio delle oreficerie.
A tre giorni dalla rapina nel compro oro Aurea di viale Bovio dove la commessa è stata schiaffeggiata dai banditi, gli orafi artigiani e i gioiellieri della città suggeriscono come affrontare il problema della sicurezza sul territorio. C’è chi non dimentica i momenti di terrore vissuti sotto sequestro di una banda criminale nel negozio di via D’Annunzio. Adele Rolando, due anni fa ha visto la morte in faccia, insieme al marito Giulio, quando nel negozio sono entrati due balordi che hanno chiuso lei nel caveau e preso a botte l’uomo: «Sono ancora terrorizzata, urlavo e piangevo, ora non resto più da sola. Servono telecamere e forze dell’ordine che controllano di persone. Fino a due anni fa avevamo il carabiniere di quartiere, per l’aiuto lo chiamavano al cellulare». Il momento peggiore, per i commercianti di preziosi, è, paradossalmente, quello in cui il cliente suona al campanello. «La paura c’è sempre», rivela Rita Seta, titolare di “Elvio Seta” di via Battisti, circondata dalle collaboratrici Maria Paluzzi, Erika Luciani e Franca Cilli, «facciamo molta attenzione a chi è dall’altra parte del vetro e quando qualcuno non ci convince adottiamo lo stratagemma della parola d’ordine. Se qualcuno di noi dice “via”, subito l’altra corre a far scattare l’allarme collegato con le forze dell’ordine. L’ultima volta è accaduto due settimane fa. Chi controlla non deve limitarsi al passaggio con le vetture, ma fermarsi ed entrare nei negozi perché proprio in quel momento potrebbero esserci situazioni di rischio in corso». Risale al marzo 2018 la rapina ai Seta, quando i ladri hanno portato via 80 orologi Rolex per un valore di circa 8mila euro. Alla gioielleria Gold and silver di via Fabrizi, il titolare Michele Ricci, che nel 1984 ha subito una rapina a mano armato a Sambuceto prima di trasferirsi a Pescara e poi «tanti altri furti con destrezza», è convinto dell’importanza delle «telecamere pubbliche (quelle interne le hanno tutti i commercianti ndr) come deterrenti perché per avviare le indagini è sempre meglio avere un’immagine piuttosto che nulla», oltre a rispolverare la figura del «vigile di quartiere anche per limitare l’accattonaggio in centro». In piazza Sacro Cuore, ieri alle 12, girava una pattuglia della polizia municipale. Flora Muglia, signora dei coralli, lancia la sua personale idea di sicurezza: «Un centro operativo specializzato nel monitoraggio delle gioiellerie e maggiori controlli delle forze dell’ordine durante gli orari di apertura e chiusura della attività». Propone le ronde dei vigili, Gianpiero Del Fiacco, titolare del laboratorio orafo di viale Bovio, che suggerisce al Comune di «pensare meno alle gabelle e di più a programmare la sicurezza dei cittadini».