Rapina con la finta bomba alle Poste: condannato

A Chieti il processo con rito abbreviato al 69enne che si fece consegnare i soldi minacciando un’esplosione all’ufficio di via Duca degli Abruzzi. Sconterà 22 mesi
FRANCAVILLA AL MARE. Un anno e dieci mesi di reclusione più 800 euro di multa, pena sospesa. Questa la pena inflitta ieri dal giudice per le udienze preliminari di Chieti, Isabella Maria Allieri, a Ciro Savarese, 69 anni di Napoli residente a Francavilla al Mare, accusato del reato di tentata rapina e processato con rito abbreviato.
L’uomo il 4 marzo scorso si rese protagonista di una tentata rapina all’ufficio postale di via Duca degli Abruzzi, a Francavilla, utilizzando un metodo sicuramente fantasioso e privo di rischi, ma che fino a un certo punto si è rivelato anche efficace. A metà mattinata Savarese, con il volto semicoperto da una sciarpa e da occhiali da sole, dopo aver atteso diligentemente il suo turno si è presentato davanti allo sportello dell’ufficio postale dove era in servizio la signora G.C. e le ha mostrato un foglio dove era scritto a stampatello: «Silenzio e collaborazione, questa è una rapina. Fuori i soldi alla svelta altrimenti saltiamo tutti in aria».
Mentre l’impiegata leggeva esterrefatta il messaggio, nell’altra mano l’uomo impugnava un oggetto che aveva tutta l’aria di essere una bomba, rivestita da scotch nero isolante e con fili elettrici che spuntavano alla sommità. Soltanto in seguito i carabinieri hanno scoperto che in realtà si trattava del telecomando di un televisore. La donna ha quindi consegnato a Savarese tutti i soldi che aveva in cassa, ovvero 695 euro, ma evidentemente il suo stato di spavento (l’impiegata era quasi in lacrime) ha attirato l’attenzione di un signore in attesa che, non appena Savarese si è diretto con il malloppo verso la porta, lo ha bloccato dalle spalle mentre si trovava all’interno della doppia porta automatica. Ne è nata una breve colluttazione ma alla fine, con l’arrivo dei carabinieri, Savastano è finito in cella. Ieri mattina il processo.
Difeso dall’avvocato Rocco Di Sipio, Savarese ha beneficiato del rito abbreviato. Il pm Giuseppe Falasca aveva chiesto per lui la condanna a 4 anni di reclusione per tentata rapina aggravata dall’uso dell’arma. Beneficiando della riduzione di un terzo della pena per l’abbreviato e venendo a cadere l’aggravante dell’arma, Savarese se l’è cavata con un anno e dieci mesi di reclusione più la multa e attualmente è ristretto agli arresti domiciliari. Al processo, come testimone, era stata chiamata anche la direttrice dell’ufficio postale di piazza Duca, che la mattina della rapina chiamò i carabinieri.

