Rapina con la pistola, 4 arresti

Sono tre pescaresi, tra cui due cugini di 26 e 20 anni, e una donna 36enne di Francavilla
PESCARA. Telecamere, testimonianze, studio minuzioso dei cellulari e delle strade percorse in auto, registrate dal Gps. Intrecciando tutti questi dati i poliziotti della squadra mobile sono risaliti ai presunti autori della rapina avvenuta il 6 novembre 2020 quando un dipendente della “Romana Giochi srl” è stato derubato, in via Raiale, di 24.174 euro da due giovani. Ieri la polizia, a conclusione di un’indagine «articolata e lunga», come l’ha definita il vicario del questore, Alessandra Bucci, ha arrestato quattro persone, come disposto dal giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo, su richiesta del pm Fabiana Rapino. Sono Valerio Di Lazzaro, 26 anni, Sergio Di Censo, 32 anni, entrambi pescaresi, finiti in carcere, Michela Domenicucci, 36 anni, di Francavilla, e Luca Di Lazzaro, vent’anni, pescarese, entrambi ai domiciliari. Dovranno rispondere tutti di rapina aggravata mentre la donna è indagata per simulazione di reato e i cugini Di Lazzaro di porto di pistola in luogo pubblico. Ma il caso non è ancora chiusa (ci sono altri due indagati).
I fatti, così come ricostruiti dalla Mobile, diretta da Dante Cosentino e Mauro Sablone. Sono le 11.45 del 6 novembre quando due uomini, di cui uno armato di pistola, mettono a segno una rapina fuori al bar trattoria La Nuova Torretta. La vittima ha appena svuotato le slot machine, che gestisce, e caricato il contenuto – poco più di 24mila euro (in gran parte in monete) – sulla Fiat Panda Van aziendale. Viene avvicinato dai due, entrambi incappucciati, con felpa e mascherina, arrivati lì con una Fiat 500 L (che il giorno prima lo ha seguito). Uno dei due è armato di pistola.
Sotto la minaccia dell’arma, ottengono le chiavi della Panda, salgono e si allontanano. Spariscono ma il dispositivo Gps dell’auto consente alla polizia, subito allertata, di ritrovare e recuperare la Panda, abbandonata in un parcheggio condominiale di via San Marco. Lì un testimone racconta alla polizia di aver visto due giovani scendere dalla Panda e salire su una Fiat 500 L condotta da una terza persona (che per gli investigatori è Di Censo). La fuga avviene quindi con la 500 ma nel giro di poco anche questo veicolo viene ritrovato sotto a un ponte, in strada Vecchia Fontanelle, all’angolo con via Macellara. Nelle vicinanze vengono scovate una macchinetta contasoldi con il cassetto pieno di monete e sei pacchi di cellophane con il denaro.
Via via vengono acquisite altre informazioni e in strada vicinale Ciafardella vengono trovati un contamonete, sei sacchi con 6.398 euro e una felpa. Basta poco, ai poliziotti, per scoprire che la Fiat 500 è stata noleggiata da Domenicucci: la donna racconta che l’auto – noleggiata – le è stata rubata da due uomini, la mattina stessa, in una piazzetta tra via San Donato e strada Colle San Donato, dove si è fermata ed è scesa con il figlio per consentirgli di bere da una fontanella. Ma il percorso della 500, ricostruito attraverso il Gps, permette di scoprire che la donna ha mentito sull’auto e che, quella mattina, al momento del presunto furto, lei si trovava a Francavilla. Viene trovato anche altro. Sul tappeto della Fiat Panda c’è una pistola, senza caricatore (quindi inutilizzabile), mentre nella Fiat 500 ci sono un cellulare – riconducibile a Luca Di Lazzaro - una felpa nera con cappuccio, abbigliamento da bambino e 607 euro, per lo più in monete da un euro. Del denaro rubato, quindi, solo una parte è rimasta nella disponibilità dei rapinatori.
Si rivelano fondamentali, nelle immagini, le telecamere, a partire da quelle di via Raiale, attraverso le quali la Mobile risale subito a uno dei due autori materiali della rapina, che per gli investigatori è Valerio Di Lazzaro, salito alla guida della Panda dopo il colpo (a casa ha una tuta identica a quella usata per la rapina). Sempre le telecamere, mostrano anche il cugino, Luca, che sarebbe il giovane armato di pistola. Le immagini di un altro impianto, in strada Vecchia Fontanelle, svelano i volti di quattro giovani, che si muovono a piedi poco dopo l’abbandono della 500, e vengono riconosciuti Di Censo che chiede “un paio di cento euro” a un altro ma ottiene solo venti euro, Valerio e Luca di Lazzaro, mentre in lontananza si sentono le sirene della polizia.
Il quadro, arricchito da alcune testimonianze preziose, si completa incrociando e sovrapponendo i dati dei cellulari con quelli del Gps delle auto. Per arrivare a Luca Di Lazzaro è stato fondamentale l’intuito di un’investigatrice che, ascoltandolo in questura per un’altra vicenda, lo ha ricollegato a uno dei rapinatori per il modo di passarsi la mano tra i capelli.

