Rapina con la pistola, terrore alle Poste

In due piombano nell’ufficio pieno di clienti per i soldi delle pensioni. Ma il direttore si barrica in una stanza e chiama la polizia
PESCARA. Erano passati cinque mesi. Dal 27 novembre 2020 negli uffici postali di Pescara non era più scattato l’allarme rapina. L’ultimo assalto era avvenuto in via Monte Faito, in piena pandemia: un colpo d’oro, da 350 mila euro, segnato dalla violenza, perché il personale era stato legato con delle fascette e il direttore picchiato da due uomini armati di pistola. In città l’incubo rapina è tornato ieri mattina, attorno alle 10, nell’ufficio postale di viale Luisa d’Annunzio. Stavolta non c’è stato alcun tipo di violenza e il bottino è stato di poche centinaia di euro anche se i rapinatori puntavano al denaro delle pensioni, in pagamento in questi giorni. La tensione è stata enorme, per chi ha assistito. E quando i due rapinatori erano ormai lontani, è stato chiesto l’intervento del personale sanitario, arrivato con una ambulanza, per superare la fase di shock.
Questi i fatti. Nell’ufficio postale ci sono diverse persone, tra dipendenti e clienti, quando si presenta il primo rapinatore, armato di pistola, con i guanti alle mani e il casco da motociclista in testa. Blocca un cliente che si trova sulla porta, lo prende per il braccio e lo tira dentro. Impugna una pistola (che potrebbe essere finta) e mostrando l’arma mostra subito le sue intenzioni. «Fermi tutti, seduti, non vi facciamo niente, tirate fuori i soldi», dice impostando la voce. Subito dopo entra il secondo rapinatore, anche lui giovane, anche lui vestito di scuro, salta il banco degli sportelli (che si trova proprio di fronte alla porta di ingresso) e preleva i soldi in cassa per poi inoltrarsi nell’ufficio. «Sembravano calmi, padroni della situazione», dice uno dei presenti ripercorrendo quei minuti. «E l’uomo armato è apparso quasi gentile, ma sicuro».
Il secondo uomo, seguendo le indicazioni del rapinatore armato, cerca il direttore, per costringerlo a consegnare il denaro conservato in cassaforte, quello delle pensioni. Arriva alla porta di una stanza ma la trova chiusa a chiave: il direttore, che sta lavorando lì con i suoi collaboratori, ha capito tutto, si è reso conto del pericolo e ha bloccato la porta dall’interno, lanciando l’allarme al 113. Batte i pugni sulla porta ma non serve e l’altro lo inviata ad andare via. Escono con le poche banconote recuperate in cassa (cioè il denaro delle operazioni in corso in quel momento), pare 600 euro, e si allontanano con uno scooter, verso sud. Intanto «il livello di agitazione è salito parecchio, specie da parte di un’anziana, il cui cagnolino comincia ad abbaiare a più non posso» e uno dei clienti cerca di tranquillizzare tutti.
La polizia arriva in pochissimi minuti con gli uomini della squadra Volante, della Mobile e della Scientifica, che si occupa dei rilievi. Cominciano le ricerche, si solleva l’elicottero e nel giro di poco viene rintracciato e sequestrato a Francavilla, in piazza Tirreno, lo scooter usato dalla coppia. È un Honda sh, rubato mercoledì mattina a Pescara. Gli accertamenti sul mezzo consentiranno di rilevare eventuali tracce mentre le registrazioni delle telecamere permettono agli investigatori della Mobile, diretta da Dante Cosentino, di ricostruire i fatti e di acquisire i primi elementi sui due, che si sono preoccupati di coprirsi per bene prima di entrare in azione. Clienti e dipendenti raccontano cosa hanno visto, descrivono i responsabili e cercano di superare quella sensazione sgradevole che gli è rimasta addosso. I soldi delle pensioni sono salvi ma resta l’amarezza per l’ennesimo assalto in via Luisa D’Annunzio.

