Rapina da 150mila euro: arrestati due pescaresi

23 Settembre 2020

«Bastano due minuti di follia per fare tutto», dicevano dopo il colpo alle Poste La Mobile li ha arrestati dopo mesi di intercettazioni: «Così sono 75mila a testa»

PESCARA. Dall’ufficio postale di via di Sotto, l’agenzia numero 12, erano riusciti a portare via 145.410 euro. Dopo quel colpo, era il 4 gennaio 2020, i due rapinatori avevano fatto perdere le tracce ma da allora il personale della squadra mobile, diretta da Dante Cosentino, non ha mai abbassato la guardia e ieri i due pescaresi accusati di essere i responsabili della rapina sono stati arrestati.
Su disposizione del giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo (il pm è Marina Tommolini), sono finiti in carcere Gianluca Starinieri, 35 anni, e Simone Sola, 28 anni, entrambi con precedenti, tenuti a lungo sotto controllo dagli investigatori della sezione Reati contro il patrimonio, guidata da Cinzia Di Cintio, che hanno ricostruito nei minimi dettagli i movimenti della coppia per poi eseguire delle perquisizioni e sequestrare materiale utile ad incastrare la coppia.
L'ASSALTO. È la notte del 4 gennaio quando i rapinatori preparano l’assalto. L’orologio segna l’1.49. I due arrivano all'ufficio postale con una Fiat Grande Punto presa a noleggio da Starinieri, per l’accusa. Hanno il volto coperto, oscurano la telecamera sopra la porta antipanico, sul retro dell’edificio, e sabotano la serratura: praticano dieci fori (coperti con nastro adesivo), sganciano il perno centrale e posizionano una leva per facilitare l’apertura dall’esterno. L’allarme si attiva, ma dalla verifica video, eseguita a distanza, non emergono anomalie. Vanno via. E la mattina dopo, alle 7.49, entrano in azione completamente travisati. Uno dei due è vestito di nero e ha un giubbino con il logo Adidas, mentre l'altro ha pantaloni maculati, tipo militare, e un giubbino azzurro/blu. Arrivano alle spalle dell’ufficio postale con un ciclomotore di colore scuro che sarebbe di Sola, poi aspettano che arrivi il direttore. A quel punto entrano dalla porta manomessa nelle ore precedenti. Starinieri, sostiene sempre il gip, impugna una pistola. Per evitare di essere ripresi, i due tagliano il cavo di alimentazione dell’impianto di videosorveglianza. Il direttore e tre dipendenti vengono immobilizzati con delle fascette da elettricista confezionate a mo’ di manette, per bloccare le mani dietro alla schiena. A uno dei dipendenti ordinano che deve sbloccare cassaforte e bancomat, viene minacciato di morte. Una volta messo il denaro in una busta di plastica, i dipendenti vengono portati in bagno, dove restano 15 minuti. E i rapinatori si dileguano.
LE INDAGINI. La Mobile, ricostruisce il vice dirigente Mauro Sablone, arriva ben presto ai due indagati, usciti dal carcere nel 2019, tra maggio e luglio, più volte controllati insieme. I poliziotti li tengono d’occhio, li intercettano, un po’ per volta risalgono all’auto e al ciclomotore della rapina, e dalle conversazioni si intuisce una improvvisa disponibilità di denaro e la paura di essere spiati, fermati e controllati, tanto più che pensano e probabilmente realizzano altri colpi. Starinieri teme «i bagnalé», che in lingua rom sta per agenti di polizia, e quando viene a sapere di avere le «guardie ncuoll» immagina che potrebbero arrestarlo, perché le telecamere potrebbero anche averlo ripreso, per cui si prepara a comprare «una decina di paia di mutande e di calzette e qualche canottiera», per il carcere.
Non immaginando di essere ascoltato dalla polizia parla della rapina come di «una botta da 150mila euro, 75mila a testa» e tutto sommato è tranquillo perché gli investigatori «non c'hanno niente, quella è una rapina fantasma».
Se dovessero chiedergli qualcosa pensa di rispondere di «essere andato a prendere l'acqua Uliveto al supermercato per la nonna» ma in fondo sa di avere «la coscienza sporca». Le perquisizioni della Mobile permettono di trovare, tra l’altro, dei vestiti corrispondenti a quelli dei rapinatori, registrati dalle telecamere, mentre una foto pubblicata sul profilo Facebook da Starinieri mostra un giubbino identico a quello di uno dei due autori dell’assalto. La polizia arriva anche ad altro e cioè a 38mila euro scovati e sequestrati a giugno vicino alla ferrovia: potrebbero essere una parte del bottino nascosta per bene, ma non troppo. Il cerchio si chiude con gli arresti: nessun commento da parte dei due. Solo qualche mese fa dicevano che «bastano due minuti di follia, per fare di tutto».
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