Rapinata con la pistola «Un minuto di terrore»

Proprietaria sotto choc: mi ha spinto e ha svuotato la cassa. Bottino: 3mila euro
PESCARA. Quelle immagini non se ne vanno, non passano. Il ricordo del rapinatore entrato in tabaccheria con una pistola e andato via con i soldi subito dopo. La paura per se stessa ma anche per i clienti che potevano entrare da un secondo all’altro. Tonia Lettieri non riesce a non pensare a mercoledì pomeriggio quando un uomo con il volto coperto si è presentato nella sua tabaccheria, in via Milite Ignoto, armato di pistola e con uno scaldacollo. Ha preso l’incasso, circa tremila euro in base a una prima stima, ed è fuggito immediatamente lasciandole addosso una sensazione stranissima, indescrivibile, di «vuoto dentro».
Si è presentato alle 16.50, quando era ancora giorno. Ed è stato davvero rapidissimo. «È entrato nel negozio e lì per lì pensavo fosse un cliente ma si è subito infilato dietro al banco, impugnando la pistola», racconta la donna». La commerciante si trovava in fondo al bancone. In un baleno quello sconosciuto l’ha raggiunta e «spinta all’angolo». Puntandole contro l’arma le ha chiesto «di aprire il cassetto», quello in cui tiene il denaro. Ed è stato allora che in tabaccheria è entrato un cliente. «Non si è accorto di niente, ha pensato che quell’uomo fosse mio marito» e lì per lì non ha visto la pistola. Ma in pochi secondi il rapinatore ha percorso la pedana che porta dalla cassa alla porta per dirigersi rapidamente all’uscita e andarsene. «Si è chiuso la porta alle spalle, mentre andava via, ed è stato allora che il cliente ha visto la pistola, ha capito tutto e mi ha chiesto: ma ti stava rapinando?».
Fuori c’era un complice ad attendere il malvivente e la fuga da lì è avvenuta in auto, anche se la tabaccaia non si è accorta di questo passaggio. Si è preoccupata di lanciare l’allarme, di chiedere ai carabinieri di intervenire. E le pattuglie che hanno raggiunto via Milite Ignoto sono state «eccezionali, mi hanno supportata e seguita», oltre ad ascoltarla per raccogliere l’identikit del rapinatore, che non aveva accenti particolari, e avviare rapidamente le immagini passando per lo studio delle immagini riprese dalle telecamere, quelle della tabaccheria e tutte le altre della zona.
Lettieri non riesce a capacitarsi. Difficile superare un trauma del genere perché «ti senti violata all’interno» e le sensazioni che avverte da mercoledì pomeriggio «non solo quelle a cui ti abitui», dice sempre la donna, circondata dai suoi familiari, che non la perdono di vista, e inondata dall’affetto e dall’attenzione dei clienti che hanno saputo e si affacciano in negozio anche solo per sapere come sta.
«Questo è il tabacchino di quartiere», per cui ci si conosce tutti. «Siamo qui da sette anni e non è mai successo niente. È un posto tranquillo», per cui l’idea di una rapina non l’ha mai sfiorata. Eppure è accaduto ed è stato terribile. «Ero terrorizzata. Avevo paura che entrasse qualche cliente e l’ho pregato di fare presto. Lui mi ha detto di stare tranquilla, mi ha assicurato che non sarebbe accaduto nulla. E così è stato» ma la sequenza di quegli attimi – un minuto in tutto - continua a passarle davanti agli occhi. «Ha rischiato anche lui, a presentarsi qui in pieno giorno» perché il via vai dei clienti è continuo. «Ma forse queste persone non hanno niente da perdere», aggiunge la commerciante. Ai soldi persi non fa riferimento. «È tosta, ma tanto era dura anche prima. Non ci aiuta nessuno, e siamo stati costretti anche noi a fare dei tagli. Non è semplice», conclude la tabaccaia.

