Rapinatore processato a distanza: il giudice lo condanna da casa

1 Aprile 2020

Videoconferenza in questura per celebrare la direttissima al giovane arrestato lunedì scorso L’imputato ha patteggiato due anni e 4 mesi, si è scusato con la donna picchiata ed è tornato libero 

PESCARA. Primo processo per direttissima in tribunale ai tempi del coronavirus. Processo tenuto a distanza e in videoconferenza per rispettare le norme di sicurezza per evitare il contagio da Covid-19. L'arrestato (accusato di rapina e lesioni personali) era un giovane marocchino di 21 anni, Hassan Nafi, con permesso di soggiorno in regola, che lunedì scorso ha rapinato in via Italica una signora di 63 anni che era uscita da casa per andare a fare la spesa.
L'imputato, difeso dall'avvocato Tullio Zampacorta, ha patteggiato 2 anni e 4 mesi di reclusione con la sospensione della pena in quanto, per la sua giovane età, la sospensione si applica fino a 2 anni e mezzo di reclusione.
«L'ho fatto per una necessità impellente di denaro, perché non avevo da mangiare». Questo è quanto dichiarato da Hassan ieri al giudice, dopo aver chiesto scusa alla vittima per il suo gesto. Un processo insolito, con il giudice Marina Valente in collegamento dalla sua abitazione; il pm (il sostituto Paolo Pompa aveva delegato il vice procuratore onorario, Danila Malandra) in procura; il cancelliere dalla sua postazione in tribunale; l'imputato in questura con due agenti a distanza di sicurezza; e l'avvocato, Zampacorta, costretto ad andare anche lui in questura (rimasto però a tre metri di distanza dal suo assistito) per il mancato funzionamento del collegamento dal suo studio. L'imputato aveva sorpreso alle spalle la malcapitata vittima, strappandole violentemente la borsa e facendola cadere rovinosamente a terra. Bottino poi recuperato dalla polizia, che in brevissimo tempo aveva rintracciato l'autore della rapina. Dunque, è il primo processo che si tiene nel rispetto delle ristrettezze che sono state imposte anche agli uffici giudiziari che continuano a essere blindati. «In tribunale è tutto abbastanza tranquillo», spiega il presidente Angelo Mariano Bozza, «e stiamo portando avanti soltanto le urgenze che sono davvero poche. La direttissima di ieri è stata per esempio la prima fatta in videoconferenza. Una forma che rispetta il sistema del distanziamento sociale: bisogna ormai sfruttare al massimo le capacità informatiche che si stanno sviluppando sempre più. E questa pandemia quantomeno ha dato un impulso a questi nuovi strumenti finora poco utilizzati». Anche nel civile si proseguirà, almeno fino a quando vigeranno queste ristrettezze di movimento, con il sistema informatico. «Sì, nel penale c'è la videoconferenza, nel civile il così detto "cartolare". Sarebbe lo scambio di mail nell'ambito del programma telematico che prevede lo scambio di note tra avvocati, che consente poi di mandare a decisione le cause». Palazzo di giustizia continua dunque a marciare a ranghi veramente ridotti con meno di un quarto dell'organico di personale presente nei vari uffici e solo per le urgenze. Questo andrà avanti quantomeno fino al prossimo 15 aprile, salvo proroghe governative.
«Al momento», spiega ancora il presidente Bozza, «altri casi conclamati di positività sembra che non ci siano in tribunale. Noi comunque continuiamo a disinfettare quotidianamente le scrivanie e ogni dieci giorni tutte le stanze del tribunale. Dopo il 15 aprile e fino al 30 giugno si potrà fare qualcosa di più, ma sempre senza incidere sui requisiti di sicurezza che riguardano il contagio, e quindi sfruttando al massimo la tecnologia fino a quando è possibile».