Rapinatori intercettati: «Siamo all’aceto»

1 Dicembre 2022

Arresti convalidati per i 3 di Pescara, Penne e Atri bloccati dai carabinieri. «L’importante è che non ci chiamiamo per nome»

PESCARA. La tentata rapina di sabato scorso all’ufficio postale di Turrivalignani era stata pianificata nei minimi particolari dai tre autori che sono però finiti in manette, senza avere neppure il tempo di scendere dall’auto davanti alle Poste del paese. I carabinieri del Norm di Penne avevano praticamente seguito passo passo le mosse del terzetto finito in manette, grazie a una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali che andavano avanti da giorni, coordinate dal pm Andrea Papalia.
Donatello Di Cesare, 42 anni di Atri (difeso da Gianna Giannini); Antonello Di Marzio, 39 anni di Pescara (difeso da Giuseppe Pagano); e Stefano Montebello, 45 anni di Penne (assistito da Alessandra Cervelli) sono ora rinchiusi in carcere dopo la convalida del fermo del giudice Fabrizio Cingolani: per tutti l'accusa è di tentata rapina mentre per il solo Di Cesare anche di detenzione di un fucile con canne mozze rinvenuto nella sua abitazione dopo le perquisizioni.
Un’attività magistrale quella dei carabinieri che per giorni hanno seguito i preparativi del terzetto, riuscendo a bloccarli proprio davanti all'ufficio postale. Le ultime parole che vengono intercettate con l'ambientale posto sulla loro macchina sono quelle di sgomento appena vista l'auto dei carabinieri con un militare con la paletta in mano: «Quella cazzo di macchina, i carabinieri, scendi, scendi. Questi ci fermano, dai cazzo, butta quella roba. Ce ne siamo andati all'aceto».
I militari li hanno seguiti dappertutto per giorni, anche durante i sopralluoghi sul posto. Il colpo doveva essere messo a segno qualche giorno prima, ma l'improvvisa morte del padre di Di Marzio ha fatto slittare la rapina. «Sabato mattina sicuro, alle 7,05 ci vediamo là al mammut (il parcheggio di Spoltore ndr)...non rimandiamo, mò non ci sta alternativa. Lo dobbiamo fare per forza Stefano, stamattina li dobbiamo riportare i soldi perché mi servono proprio», dice Donatello, «anche perché mò te lo dico, se ce la facciamo glielo facciamo aprire il bancomat, sennò per me è una perdita di tempo».
Avevano studiato anche le abitudini di una impiegata che usciva regolarmente a fumare. «Quella quando arriva, la porta sta là, quindi quando arriva davanti alla porta, quando t’ha visto ormai che vuole fare?», e parlano del bancomat: «Noi ci proviamo, perché non so come funziona il bancomat, capito? Non lo so se quella lo può aprire, però se lo può aprire tranquillamente...non so se c'ha degli orari, se c'ha delle cose...».
Mentre percorrono la strada ripetono le raccomandazioni: «Sta tutto là dietro compare, l'importante è che non ci chiamiamo per nome», e poi: «Torniamo qua, ce li dividiamo e finita la storia». E chiude Stefano con questa frase: «Là stamattina me ne voglio andare con il sorriso». Ma non avevano fatto i conti con i carabinieri, pronti a bloccarli.
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