Reati cancellati 6 anni dopo gli arresti

Il processo sul presunto malaffare a Penne e Farindola si avvicina alla sentenza e il pm chiede la prescrizione per tutti
PENNE. Si avvia alla conclusione il processo nato dall’Operazione Vestina che nel 2010 portò a 5 arresti domiciliari e 30 indagati tra semplici cittadini, funzionari, imprenditori e amministratori. Lunedì scorso, in udienza, si è svolta la discussione del pm Gennaro Varone e di tutte le difese riguardanti i filoni d’inchiesta della Comunità Montana Vestina, dei servizi sociali e della trasformazione di parte del mercato coperto pennese nel Conad. Il pm ha concluso chiedendo al tribunale l’intervenuta prescrizione per tutti i capi di accusa per tutti gli imputati e l’assoluzione nel merito per un reato che riguardava solo l’ex sindaco di Farindola, Antonello De Vico. Per De Vico, la richiesta di assoluzione è arrivata per l’accusa più grave nel contesto dell’originario impianto che, nel 2010, lo costrinse ai domiciliari. Il capo d’accusa per il quale Varone ha chiesto l’assoluzione è la presunta estorsione ai danni della segretaria della Comunità Montana Vestina. Secondo l’iniziale accusa, De Vico avrebbe minacciato di esautorare la segretaria della Comunità Montana perché non voleva prorogare il contratto a un architetto. Dopo aver dichiarato, alla scorsa udienza, 6 anni dopo i presunti fatti, di non aver subito alcuna pressione da De Vico, l’ex segretaria della Comunità Montana ha rinunciato alla costituzione di parte civile non presentandosi all’udienza.
Il tribunale ha rinviato al 18 ottobre la decisione finale, ma il solco del filone d’inchiesta è ormai avviato alla conclusione. La segretaria, che non aveva mai denunciato De Vico né lo aveva mai accusato di pressioni, era stata in precedenza sentita dai carabinieri di Penne e mai ascoltata direttamente dal pm.
Varone, lunedì, in aula, ha chiesto la prescrizione per l’allora presidente del Cda dell’Istituzione per i Servizi Sociali della Comunità Montana Vestina, Franco Mezzanotte, per l’imprenditore Daniele Mazzetti (amministratore della cooperativa Agorà di Arezzo), per l’allora direttore dell’Istituzione della Comunità Montana Vestina, Arturo Brindisi, per l’ex assessore Femio Di Norscia e per l’ex sindaco Donato Di Marcoberardino. Per la trasformazione di parte del mercato coperto in Conad, invece, Varone ha chiesto la prescrizione per l’ex assessore Giuliano Evangelista, Di Marcoberardino, e per il capo dell’ufficio tecnico comunale pennese, Piero Antonacci. La sentenza arriverà tra meno di un mese e per tutti sarà al minimo prescrizione dei reati, mentre per De Vico l’assoluzione chiesta dal Pm depone già quasi come una possibile certezza. A gennaio toccherà al filone urbanistica, tra i cui imputati spicca ancora il nome Di Marcoberardino, mesi fa già assolto nel filone d’inchiesta riguardante un presunto concorso truccato.
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