Reati ecologici, in un anno denunciati 279 inquinatori

24 Luglio 2018

Il rapporto di Legambiente e Guardia costiera traccia il quadro nella nostra regione I casi accertati sono 249, tra i più pericolosi quelli dei fanghi di industrie e depuratori

PESCARA . Sono stati 249 i reati ambientali consumati in Abruzzo nel corso del 2017, per i quali sono state denunciate 279 persone. Le illegalità nel ciclo dei rifiuti riscontrate in Abruzzo, unite a quelle del ciclo del cemento, pesano per il 2,7% sul dato nazionale.
Una percentuale in aumento, rispetto al 2016, quando il dato si attestava al 2,6%.
A rivelarlo è il dossier “Ecomafia 2018” di Legambiente, che è stato presentato ieri ad Atessa dal presidente della sezione abruzzese dell’associazione ambientalista, Giuseppe Di Marco, da Enrico Fontana, (direttore La nuova ecologia), Mariella Tieri (Libera), Mario Mazzocca, sottosegretario alla presidenza della Regione, Giulio Borrelli, sindaco di Atessa, Rebecca Virtù (Legambiente Atessa) e Luzio Nelli (Legambiente Paglieta).
UN TREND IN SALITA. Quello dei reati ambientali è un trend in continua ascesa. A livello nazionale, nel 2017, c’è stato un autentico boom di arresti per crimini contro l’ambiente e di inchieste sui traffici illegali di rifiuti. La Campania è ancora una volta in testa per il numero di reati, concentrati per il 44% nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa. Il fatturato dell’ecomafia è salito del 9,4%, fermandosi a quota 14,1 miliardi.
L’ILLEGALITÀ IN ABRUZZO. Nella nostra regione, secondo i dati elaborati da Legambiente, e forniti dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, nel 2017 non ci sono stati arresti, ma le denunce sono state 249 a fronte di 1112 sequestri. Nello stesso report c’è un’altra tabella, dalla quale sono esclusi i dati dei Carabinieri per la tutela dell’ambiente, che parla di 235 denunce, 180 infrazioni accertate e 88 sequestri. In questa tabella è contenuta anche la ripartizione sui base provinciale. Il territorio sul quale è stato accertato il numero maggiore di reati è quello di Chieti (71), seguito da Pescara (44), L’Aquila (38) e Teramo (27). Anche in tema di sequestri Chieti è in cima alla classifica (46), seguita ex aequo da Pescara e L’Aquila (20). Chiude Teramo, con due sequestri. La provincia nella quale, invece, ci sono state più denunce è Pescara (109), seguita da Chieti (72), L’Aquila (35) e Teramo (19).
TRAFFICO ILLECITO. Anche le procure abruzzesi dell’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo, spiega Legambiente nel report, nel corso del 2017 hanno aperto inchieste in base all’articolo 260 del decreto legislativo 152 del 2006, quello che perseguiva di traffico illecito di rifiuti, abrogato nell’aprile di quest’anno, ma che ora trova pedissequa trasposizione nell’articolo 452 quaterdecies del codice penale, che contrasta le “Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”.A livello nazionale, invece, spiega Legambiente, «sono salite a 430 le inchieste contro il traffico illecito di rifiuti. Inchieste chiuse con 1.839 ordinanze di custodia cautelare e 8.801 denunce, coinvolgendo 1.154 aziende. Traffici che travalicano spesso i confini nazionali, tanto da aver coinvolto finora, in un modo o nell’altro, 46 paesi esteri (18 europei, 12 asiatici e 15 africani e 1 americano). Più che raddoppiate nel 2017 le inchieste di questo tipo, sono state ben 76 (con 177 arresti, 992 denunce e 232 sequestri), un record assoluto che ha sgretolato il primato del 2014, fermo a 35 indagini».
IN POLE POSITION. Tra i reati più frequentemente riscontrati, a livello nazionale, lo smaltimento di fanghi delle industrie e dai depuratori. Oltre agli impianti di depurazione mal gestiti.
IL CEMENTO ILLEGALE. In Abruzzo, nel 2017, sono state accertate 99 infrazioni che hanno riguardato il ciclo del cemento. In testa la provincia dell’Aquila, con 51 infrazioni, 5 sequestri e 41 denunce. a Pescara, invece, il numero maggiore di sequestri (12).