Recuperato all’estero il Gps per spiare la banda

9 Aprile 2016

Non è stato semplice portare a termine le indagini che sono sfociate, nelle ultime ore, nell’operazione denominata “Ombre bulgare”. I carabinieri del Nucleo investigativo non hanno potuto contare...

Non è stato semplice portare a termine le indagini che sono sfociate, nelle ultime ore, nell’operazione denominata “Ombre bulgare”. I carabinieri del Nucleo investigativo non hanno potuto contare granché sulle intercettazioni telefoniche, visto che gli sfruttatori parlavano tra loro in dialetto bulgaro, per cui erano incomprensibili. E, per capire la struttura dell’organizzazione, hanno eseguito una serie di controlli direttamente in strada, con un paio di retate per ascoltare le ragazze, tenendo d’occhio gli indagati a distanza . Tra gli strumenti utilizzati per monitorare gli spostamenti dei bulgari c’è anche il Gps, posizionato dai militari sotto una delle macchine degli sfruttatori, che poi si è spostata da Pescara per raggiungere Sofia, in Bulgaria. Ma la banda, composta da persone scaltre e diffidenti, cambiava auto in continuazione, per cui i militari dell’Arma hanno recuperato il Gps dopo quattro mesi nel corso di un viaggio in Bulgaria effettuato durante le indagini. Nel corso della trasferta è stata anche perquisita l’abitazione del presunto capo (nella foto) ma lui non è stato ancora trovato. L’attività dei carabinieri ha creato allarme tra i bulgari e, dopo il primo arresto, a gennaio, il gruppo sembra essersi disperso, tant’è che due persone sono irreperibili, e potrebbero essere fuggite insieme, e la presenza delle ragazze in strada è venuta meno.