Reddito di cittadinanza: in 200 lavoreranno per la collettività

Via libera dell’amministrazione Masci al progetto di utilità collettiva per i cittadini ritenuti idonei Sono destinati alla cura del verde, all’assistenza in musei e uffici, sugli scuolabus e davanti alle scuole
PESCARA. Manutenzione degli spazi pubblici, cura del verde, assistenza nei pulmini, attraversamento pedonale all’uscita delle scuole, ma anche catalogazione o digitalizzazione dei documenti, servizi di accoglienza e informazione e supporto nella gestione delle strutture museali. Saranno queste alcune delle attività che vedranno impegnati, per il momento, 200 beneficiari del reddito di cittadinanza del territorio, ritenuti idonei allo svolgimento di servizi di pubblica utilità per il Comune.
L'amministrazione Masci, lo scorso dicembre, ha deliberato il primo Puc, il progetto di utilità collettiva necessario all'attivazione della nuova fase del percorso del reddito di cittadinanza.
I NUMERI. Nel territorio cittadino sono 2.807 i beneficiari della misura di sostegno economico. Di questi 1.672 sono assegnati al Centro per l'Impiego (4.800 circa su tutto il territorio provinciale) e 1.135 sono i nuclei familiari in carico ai servizi sociali del Comune. Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale lo scorso 8 gennaio del decreto del ministero del Lavoro che delinea le caratteristiche e le modalità dei Puc, è di fatto scattato l’obbligo per i beneficiari del sussidio, nell’ambito del patto per il lavoro, di garantire servizi di pubblica utilità ai Comuni, pena la perdita del reddito di cittadinanza.
GLI ESCLUSI. Diverse le categorie escluse dai patti, a cominciare dagli occupati con reddito da lavoro dipendente superiore a 8.145 euro o autonomo superiore a 4.800 euro; gli studenti; i beneficiari della pensione di cittadinanza; gli over 65; le persone con disabilità; i componenti della famiglia che hanno carichi di cura verso bambini piccoli o disabili e altre categorie.
I BENEFICIARI. Restano gli altri. «Dallo scorso ottobre», spiega l'assessore alle politiche sociali Adelchi Sulpizio, «l'équipe reddito di cittadinanza costituitasi in Comune e coordinata da Francesca De Maso, ha individuato 475 nuclei familiari. Nel frattempo abbiamo elaborato e approvato in giunta, già a dicembre, tra i primi Comuni in Italia, il primo Puc che coinvolgerà 200 beneficiari».
I SETTORI. Il progetto prevede l'attivazione di 35 postazioni in ambito culturale, nel supporto nella organizzazione e gestione di eventi, alla segreteria organizzativa di settore, nella pulizia di ambienti coinvolti, nell’assistenza informativa dei servizi, custodia e vigilanza e nella catalogazione e digitalizzazione di documenti. In ambito sociale 56 postazioni nell’assistenza delle persone fragili, nell’accompagnamento negli scuolabus, nella sicurezza degli studenti all’entrata e all’uscita delle scuole, ma anche nella piccola manutenzione di alloggi di edilizia pubblica. Il settore più ampio è quello relativo all’ambiente con 60 postazioni nella riqualificazione di parchi o aree pubbliche. La tutela dei beni comuni vedrà 44 postazioni per il riordino degli spazi adibiti al patrimonio, per la gestione dei mezzi comunali, la pulizia delle aree mercatali, tinteggiatura e manutenzione delle scuole e ricognizione dei beni pubblici. Infine 5 saranno i posti nelle strutture museali, per mansioni di accoglienza e informazione, catalogazione e riordino di documenti e distribuzione di materiale informativo.
LA SCELTA. I 200 beneficiari verranno individuati per metà tra le persone in carico ai servizi sociali del Comune, mentre per la restante parte tra quelle assegnate al Centro per l’impiego provinciale, con il quale al momento il Comune ha attivato incontri informali. L’impegno richiesto va da un minimo di 8 ore a un massimo di 16 settimanali.
«In un Comune come Pescara, con carenze di organico, avere persone che svolgono servizi utili è importantissimo», commenta l’assessore, «ma occorre un’intensa attività di programmazione e coordinamento per garantire sicurezza e formazione. Abbiamo già provveduto a ipotizzare gli incroci, ovvero l’assegnazione delle postazioni ai beneficiari, tenendo conto delle necessità di ciascun nucleo familiare, ma anche valutando le aspirazioni, le attitudini e la formazione dei singoli individui».
I FONDI. Ciò che manca ora sono i fondi. Per le spese necessarie all’attivazione dei Puc, i Comuni si avvalgono del fondo Povertà 2019, al momento alla firma della Corte dei conti. I finanziamenti serviranno agli Enti per sostenere i costi per copertura assicurativa, visite mediche, dotazioni di attrezzature e per la formazione.
«Come Comune siamo pronti, ci siamo portati avanti con gli atti amministrativi necessari, in modo da avviare le azioni di formazione propedeutiche allo svolgimento dei servizi di pubblica utilità», conclude l’assessore Sulpizio, «non appena arriveranno i fondi».
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