Reddito di cittadinanza in città: scovati oltre 430 “furbetti”

I beneficiari sono 7.864, in aumento rispetto all’ultimo trimestre del 2021. E crescono le verifiche Denunce e revoche per documenti falsi, variazioni patrimoniali o assenze dal lavoro assegnato
PESCARA. Sono più di 430, i furbetti del reddito di cittadinanza. Persone che hanno perso il diritto, o sono state segnalate per irregolarità e incorrono nella revoca, rischiano di dover restituire allo Stato le somme percepite o, peggio ancora, sono state già denunciate in Procura.
Il Comune di Pescara, tra l'ufficio Anagrafe e il settore delle politiche sociali, fa un controllo a tappeto sui percettori del reddito di cittadinanza, la misura introdotta a livello nazionale nel 2019. Sono in totale 7.864 i percettori del reddito nella città. Di questi, 3.469 sono seguiti dai servizi sociali del Comune e 4.395 dal Centro per l’impiego di Pescara. Un numero in aumento, rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno, quando erano 7.146 nuclei percettori. Poco meno di 300 sono i Puc (Progetti utili per la collettività) attivi per il Comune, ovvero il patto di collaborazione che vede i beneficiari impegnati in attività lavorative all'interno dell’ente, della Asl, del tribunale o in associazioni del terzo settore. Secondo i dati della direzione regionale Inps, i nuclei richiedenti in tutto l'Abruzzo nel 2019 (da aprile a dicembre) sono stati 34.879, nel 2020, 27.437 e nel 2021, 20.956. Nella sola provincia di Pescara sono stati 9.336 nel 2019, 7.510 nel 2020 e 5.825 nel 2021. I nuclei revocati dal diritto nel 2021 sono stati 1.467, mentre i decaduti 6.373 in tutta la regione.
I CONTROLLI. Nell’ambito dell’attività di verifica sul mantenimento dei requisiti, nel 2021 sono stati individuati dal solo Comune 437 nuclei familiari non in regola. I controlli sono condotti da due settori. Quello dell’anagrafe è per lo più sulla residenza sul territorio italiano (10 anni e gli ultimi due continuativi) o sulla validità del permesso di soggiorno. In questo caso il Comune ha scoperto 318 persone non in regola, facendo scattare la pratica della revoca del diritto, portata avanti dall’Inps. Poi vi sono i controlli dei servizi sociali che riguardano i nuclei familiari (la legge consente che solo una persona per nucleo possa ricevere il reddito di cittadinanza), e la corrispondenza delle dichiarazioni fatte in sede di domanda. «Parliamo di verifiche pratica per pratica», specifica l'assessore alle politiche sociali, Adelchi Sulpizio. «La legge impone solo il 5 per cento dei controlli a campione, noi facciamo una verifica capillare». In questa attività, il Comune ha denunciato 15 persone alla Procura. «Quando gli uffici evidenziano una discrepanza sullo stato dell’Isee, viene chiesta un’integrazione o una correzione. Se questa non viene fatta in un certo tempo, partono le denunce», spiega. Poi vi sono 34 redditi revocati con efficacia retroattiva, per cui scatta l’obbligo di restituire quanto percepito indebitamente. Sono persone che non hanno più i requisiti, per variazioni patrimoniali ad esempio. «Sono i casi in cui qualche componente familiare inizia a lavorare o viene arrestato o ricoverato in una casa di cura. Le comunicazioni vanno fatte entro 30 giorni».
CASI A RISCHIO
Gli altri 68 casi sono segnalazioni in corso, che non hanno ancora prodotto la perdita ufficiale del reddito. Di questi, 44 sono le segnalazioni per decadenze che scattano per assenze ingiustificate ai Puc, o per la mancata sottoscrizione del patto sociale, quando previsto. In questo caso il reddito può essere recuperato dopo 18 mesi, o dopo 6 se in famiglia ci sono invalidi o minori sotto i 3 anni. Nelle segnalazioni, ci sono tre step prima di perdere il reddito. Alla prima, l’incentivo viene sospeso per un mese, alla seconda per 3 mesi e alla terza, il diritto viene revocato. Gli altri 26 casi sono segnalazioni per revoca a coloro che presentano documenti falsi o non veritieri, omettono informazioni dovute o non comunicano la variazione di reddito. «La linea dell’amministrazione è di controllare tutto quello che riguarda le politiche sociali, perché i furbetti sottraggono risorse a chi ne ha davvero bisogno e non può essere permesso».

