Regione: 77,6 milioni a rischio L’Europa sta per riprenderseli

8 Dicembre 2022

Svelato il documento segreto che lancia l’allarme sugli aiuti. L’ordine è di fare presto

PESCARA. L’Abruzzo sta per perdere 77,6 milioni di euro. È una corsa contro il tempo quella ingaggiata dalla Regione per scongiurare di dover dire addio a fondi pubblici, statali ed europei, che non risulteranno impegnati entro il 31 dicembre prossimo.
Da oggi e fino a quella data, che è senza ritorno, ci sono appena 24 giorni che per il presidente, Marco Marsilio, rappresentano la più difficile delle sfide. Mentre il Pd lo incalza senza tregua chiedendogli di salvare il salvabile attraverso l’impiego di questa montagna di aiuti non ancora assegnati, e che rientrano nell’acronimo Psc (Piano sviluppo coesione) 2020-2022, dirottandola verso l’emergenza del caro-bollette per famiglie e imprese. Che rappresenta la madre di tutte le battaglie condotte dal centrosinistra. Ma la Regione tira dritto e tenta di riuscire a centrare, nel poco tempo che rimane, una impresa difficile se non impossibile.
L’obiettivo da raggiungere è, tecnicamente, far diventare i 77,6 milioni “obbligazioni giuridiche vincolanti”, come impone la norma sugli aiuti statali ed europei. Ma per farlo occorre riprogrammare le risorse, compatibilmente con i ristrettissimi tempi residui, attivando concretamente le necessarie procedure di affidamento per scongiurare la spada di Damocle del definanziamento.
A svelare questo retroscena, che mette il governo regionale di centrodestra di fronte a una prova del nove, è una lettera di cui il Centro è venuto in possesso. Si tratta di un documento riservato con il quale il Servizio di programmazione nazionale del Dipartimento della presidenza della Regione Abruzzo suona la sveglia ai gangli dell’amministrazione regionale, cioè ai direttori dei dipartimenti, e nel contempo allerta gli assessori,
LA LETTERA.
È stata inviata il 2 dicembre scorso ai direttori dei dipartimenti della Regione (Pierpaolo Pescara, Elena Sico, Emidio Primavera, Renata Durante, Germano De Sanctis, Fabrizio Bernardini e Fabrizio Giannangeli); al presidente Marsilio e al vice, Emanuele Imprudente; al sottosegretario, Umberto D’Annuntiis, agli assessori Guido Liris, Nicola Campitelli, Pietro Quaresimale, Daniele D’Amario, e al direttore generale della Regione, Antonio Sorge.
Sono tre pagine con quattro passaggi chiave. Eccoli.
1)«Le risorse che ad oggi non hanno raggiunto l’Ogv (obbligazioni giuridiche vincolanti) ammontano a circa 77,6 milioni di euro».
«Tale dato è allarmante soprattutto in considerazione del fatto che le attività di monitoraggio rafforzato, e la conseguente definizione delle relative attività scaturenti in capo ai Rua (responsabile unità attuativa), sono state avviate già a partire da una informativa resa in occasione della seduta di giunta regionale del 7 febbraio 2022 e sono poi proseguite in maniera continuativa e serrata».
2) «Nel frattempo vi è stato l’insediamento del nuovo Governo e conseguentemente la presa in carico da parte del ministro Raffaele Fitto, tra l’altro, delle attività di programmazione nazionale ed infatti lo stesso Ministro, attraverso l’avvio immediato delle attività di monitoraggio urgente e rafforzato statale, ha chiesto il 7 novembre alle singole Regioni il conto ricognitivo delle misure in corso non rispondenti alle prescrizioni di cui all’art 56 del DL 50/22 (quelle, cioè, non ancora assegnate, ndr)».
3) «La Regione Abruzzo, allo scopo di corrispondere alle istanze del ministro, ha avviato una istruttoria interna l’11 novembre scorso con espressa richiesta in ordine alla formalizzazione delle Ogv o, in alternativa, all’adozione dei relativi provvedimenti di revoca dei finanziamenti. Purtroppo codeste direzioni hanno solo parzialmente compilato il file trasmesso. In data 21 novembre lo scrivente servizio, dal lato tecnico, ed il presidente Marsilio, dal lato politico, hanno fornito riscontro al ministro nei tempi fissati. Allo stato il paradosso è rappresentato dalla rilevazione di una notevole esigenza di finanziamento in capo agli enti territoriali ampiamente intesi per progetti compatibili con il Psc 2000-2020 (Piano sviluppo coesione) ed il correlato rischio di definanziamento di misure pari ad 77,6 milioni di euro».
4) «Si invitano pertanto codeste strutture, analogamente a quanto richiesto dal presidente Marsilio, a porre in essere ogni attività ritenuta utile per scongiurare il taglio delle risorse e consentire ai componenti della Giunta, che leggono per opportuna conoscenza, di assumere provvedimenti».
GLI INCONTRI.
La lettera è firmata da Emanuela Grimaldi, direttore del Dipartimento Presidenza, ed Emanuela Murri, Autorità responsabile del Psc 2000- 2020. Entrambe, ieri mattina, erano all’Aquila per tenere un secondo incontro in pochi giorni (il primo si è svolto a Pescara il 5 dicembre) sulla programmazione dei fondi del Piano sviluppo coesione. Ma nella relativa nota diffusa dalla Regione ovviamente non c’è alcun cenno alla lettera che pubblichiamo. «Gli incontri», ha dichiarato Grimaldi, «proseguiranno anche nelle prossime settimane in modo che la Regione affianchi costantemente tutte le figure coinvolte in questo percorso. Puntiamo, in analogia a quanto indicato dal presidente Marsilio, ad una macchina amministrativa capace di recuperare i ritardi che troppo spesso hanno caratterizzato la programmazione e la formazione rappresenta l’unica chiave a disposizione per diffondere la buone pratiche e snellire i processi anche nell’ottica della programmazione futura» .
L’OPPOSIZIONE INCALZA.
«Abbiamo chiesto invano da settimane al governo regionale di capire quante risorse potevano essere riprogrammate, al fine di ricavare un tesoretto da conservare e destinare a famiglie e imprese in balìa dei rincari del costo dell’energia, ora veniamo a sapere che ci sono oltre 70 milioni di euro di risorse che rischiano di non raggiungere le obbligazioni giuridicamente vincolanti».
«Potevano essere riprogrammate in tempo per fronteggiare le fatiche della comunità con interventi diretti e indiretti a famiglie e imprese? Ce lo chiediamo perché ogni fondo a disposizione diventa prezioso e non possiamo permetterci di lasciarli inerti o, peggio, di perderli con l’imminente disimpegno al 31 dicembre», così affermano il capogruppo e il consigliere del Pd, Silvio Paolucci e Dino Pepe.
«Ci troviamo di fronte a risorse che sicuramente rischiano di essere disimpegnate a breve. Una risposta sul loro possibile impiego allo scopo è urgentissima», incalzano Paolucci e Pepe, «ma alla nostra precisa richiesta, inoltrata settimane fa, di sapere che bacino economico poteva esserci a disposizione, non è arrivata alcun riscontro, se non quella che più che un minimo di manovra c’era. Il problema vero», concludono, «è che forse, a questa maggioranza di sostenere la comunità con azioni concrete importa poco e di perdere o lasciare giacenti risorse, importa anche meno».
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