Regione, anche i cacciatori dicono no

Le date scelte diventano un caso. Dopo il Wwf protestano le doppiette ma il motivo è opposto: «Si parte troppo tardi»
L’AQUILA. La Regione finisce tra due fuochi perché dopo il Wwf anche i cacciatori bocciano il nuovo calendario venatorio 2023/2024. La lunga mediazione che ha preceduto l’atto di giunta finisce infatti per scontentare entrambi. E agli animalisti abruzzesi che, qualche giorno, fa avevano criticato le preaperture a settembre per alcune specie, come merlo, cornacchia e gazza, si contrappongono le doppiette dell’associazione Italcaccia che bocciano le aperture posticipate al primo ottobre per altre specie di volatili, come per esempio la beccaccia. E al centro, come se fosse un punching ball che le prende da destra e sinistra, si ritrova suo malgrado l’assessore regionale alla caccia, Emanuele Imprudente, vice presidente della giunta Marsilio.
«Con l’approvazione del nuovo calendario venatorio», attacca Francesco Verì, presidente regionale di Italcaccia, «la Regione Abruzzo sancisce un altro anno di delusione tra i cacciatori, ormai rassegnati e sempre più amareggiati da una situazione di costante declino dell’ambiente venatorio abruzzese. Ancora una volta, per l’ennesimo anno, la Regione con l’assessore Imprudente dimostra di non essere dalla parte dei cacciatori, ignorando completamente le osservazioni preliminari fatte dalle associazioni venatorie».
Verì usa aggettivi forti, e definisce sconcertanti le date di apertura e chiusura della caccia alle specie turdidi e beccaccia, per le quali i prelievi sono consentiti dal primo ottobre 2023 al 10 e 20 gennaio. Secondo il presidente dell’associazione che, per ora, è l’unica tra le svariate sigle che operano in regione ad alzare la voce, «posticipando l’apertura della stagione venatoria al primo ottobre c’è anche poco tempo per addestrare i cani». E poi fa un confronto con altre regioni: «Basta osservare l’ultimo calendario venatorio deliberato dalla Regione Umbria», dice Verì, «per capire quali sono le date vere per il prelievo di turdidi e beccaccia. Altro dato che ci dà ragione», aggiunge, «è quanto espresso da una recente sentenza del Tar umbro. L’innegabile intento punitivo e persecutorio attuata dalla Regione Abruzzo», afferma ancora il presidente regionale di Italcaccia, «trova conferma nella decisione di recepire acriticamente il parere reso dell’Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ndr) anche nella parte in cui non vengono espresse valutazioni di ordine tecnico, come nel caso di posticipare al primo ottobre il prelievo di quasi tutte le specie ornitiche, anche quelle stanziali oggetto di immissione». E arriviamo alle conclusione che portano sulla stessa strada animalisti e cacciatori. Entrambi infatti annunciano di ricorrere al Tribunale amministrativo regionale, con la differenza che Italcaccia appare più risoluta rispetto al Wwf.
A quest’ ultimo che sta ancora valutando se impugnare oppure no il nuovo calendario venatorio davanti ai giudici amministrativi, per chiederne la sospensiva, motivandola sulla base delle aperture in anticipo per alcune specie, si contrappongono le doppiette.
«Il popolo dei cacciatori abruzzesi, quelli con la “c” maiuscola», dice Verì, «che ha sempre rispettato le leggi e dà tanti contributi all’ambiente a partire dalla lotta al bracconaggio per la tutela della fauna selvatica, agli incendi boschivi e all’inquinamento, alla pulizia di boschi e alla cultura dell’amore per la natura, è stanco di essere ancora una volta maltrattato. Dai cacciatori abruzzesi», conclude, «saranno quindi condivise tutte le successive iniziative giudiziarie e di legittima protesta che sicuramente verranno intraprese». (l.c.)
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