Regione, la rabbia dei commercianti

Le reazioni sono immediate: anche l’opposizione di centrosinistra lancia accuse contro le scelte del governatore
PESCARA. L’Abruzzo resta zona rossa e nella regione esplode la rabbia. Corrono su due binari le reazioni: da una parte c’è quella politica, con la minoranza che accusa il governatore Marco Marsilio, dall’altra quella del commercio e delle imprese, che adesso chiedono i ristori.
DURO COLPO ALLE IMPRESE. «La conferma dell’Abruzzo in zona rossa rappresenta oltre al danno anche una beffa per la società intera e il suo sistema imprenditoriale: adesso la Regione deve compensare questa situazione paradossale in cui ci ha cacciato, accelerando i tempi di versamento dei ristori stanziati. Ma per farlo si deve lasciare alla spalle il passo di lumaca adottato sin qui». Lo affermano in una nota congiunta le associazioni imprenditoriali Agci, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confocooperative, Confesercenti, Confindustria, Legacoop e i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl, che si dicono «gravemente preoccupati per quanto sta accadendo». Per il pool di sigle che, con il mondo del lavoro, rappresenta comparti quali agricoltura, artigianato, commercio, cooperazione, industria, servizi e turismo, deve essere chiaro «che non ci presteremo a fare da sponda a facili giochi di scaricabarile nell’attribuzione di responsabilità, visto che ora c’è da fronteggiare una nuova emergenza. Un durissimo colpo che ora la Regione può cercare di attenuare lavorando ventre a terra, e non con la logica dell’ordinarietà, affinché i fondi promessi con i diversi provvedimenti di ristoro varati in questi mesi possano arrivare a destinazione già entro il mese di dicembre».
IL COMMERCIO SI MOBILITA. A rincarare la dose ci pensa Confesercenti che annuncia per oggi un’assemblea pubblica sulla piattaforma Google Meet a partire dalle 10.30. Con i negozi che perderanno il ponte dell’Immacolata, il presidente regionale Daniele Erasmi ed i presidenti territoriali Raffaele Fava (Pescara), Franco Menna (Chieti), Nino Bertoni (Teramo), Mario Antonelli (L’Aquila) e Filiberto Figliolini (Avezzano), parlano di «disastro senza precedenti. Per le nostre imprese vuol dire perdere giorni cruciali negli acquisti di fine anno, un periodo che complessivamente vale anche il 50 per cento del fatturato. Restiamo basiti di fronte alla superficialità, al pressappochismo, alla strumentalizzazione politica protagonisti delle scelte compiute sulla pelle di decine di migliaia di imprese e famiglie. Ora la Regione Abruzzo, inequivocabilmente principale responsabile di questo disallineamento temporale con il resto d’Italia, ha un solo dovere: introdurre immediatamente nuovi ristori che compensino questi giorni persi».
L’OPPOSIZIONE ACCUSA. Pesanti critiche arrivano anche dagli esponenti del centrosinistra in consiglio regionale. Accusando il presidente Marsilio affermano che «quando ha forzato per portare la regione nella zona rossa, conosceva bene anche i termini temporali della questione. E così sotto l’albero di famiglie e imprese oggi c’è un danno enorme, nel periodo più proficuo dell’anno, divenuto tanto nero da far scendere la gente in piazza e mobilitare le forze sociali». I consiglieri di Pd, Legnini presidente, Gruppo misto e Abruzzo in comune commentano un «pasticcio mai visto nella storia amministrativa della regione e che dice molto anche su come questo governo regionale abbia approcciato e gestito l’emergenza portata dalla pandemia: amministratori occupati troppo ad apparire, che a porre in essere vaccini, posti letto, strutture sanitarie dedicate, tracciamenti, ad evitare casi di malasanità. Come dimenticare la processione del presidente nelle trasmissioni nazionali e l’invito a seguirlo sulla testata di turno rivolto via Facebook e quelle grafiche di ringraziamento arrivate dal partito di elezione per aver sottoposto la popolazione aquilana a tamponi antigienici». E quindi rivolgendosi direttamente a Marsilio concludono: «Pensi ai danni che ha fatto e faccia arrivare almeno le risorse promesse in primavera ai destinatari, fra cui ci sono lavoratori, imprese e attività che per via della sua ordinanza hanno dovuto incrociare le braccia e ai quali siamo vicini e solidali». (a.s.)

