Regione, lettera choc «Restituiteci i fondi»

2 Settembre 2018

Sicurezza, lavori fermi: la Provincia di Teramo è la prima a pagarne le spese Deve ridare 6 milioni avuti per realizzare il nuovo ponte sul fiume Vomano

PESCARA. La doccia fredda è servita con pochissime righe. Queste: «La Regione non può che prendere atto dell’inerzia e del disinteresse manifestato, e procedere di conseguenza all’attivazione delle procedure di decadenza del finanziamento in parola».
Così scrive il direttore del dipartimento Infrastrutture e Trasporti, Emidio Primavera, alla Provincia di Teramo. La lettera è datata 20 agosto, a sei giorni dal crollo del ponte Morandi a Genova.
NEL MIRINO. Dopo i 43 morti, la sicurezza non può più attendere: per i lavori fermi il tempo è scaduto. Così ha sentenziato la Regione Abruzzo che rivuole indietro i sei milioni di euro di finanziamento pubblico per costruire il nuovo ponte di Castelnuovo Vomano, tra i Comuni teramani di Castellalto e Cellino Attanasio.
L’effetto Genova si traduce in Abruzzo in questa prima decisione drastica su lavori finanziati e non fatti. Ma ce ne saranno altre identiche, è la Regione che le annuncia. Almeno altre due opere rimaste sulla carte sono già finite nel mirino dei dirigenti.
Nel caso dell’infrastruttura teramana, tra febbraio e marzo scorsi, sembrava tutto a posto visto che c’erano sia il progetto sia l’impresa vincitrice della gara d’appalto.
ANCHE I DANNI. Ma il cantiere non è più partito, nonostante «le numerose note inviate mai riscontrate dalla Provincia, di cui l’ultima il 18 giugno 2018». Così si legge ancora nella lettera choc della Regione che poi giustifica l’avvio della procedura di decadenza del finanziamento basandosi su un articolo della convenzione sottoscritta tra i due enti: “Poteri sostitutivi in caso di inerzia, ritardo e inadempimento”.
Per di più, sempre la Regione si riserva di chiedere i danni alla Provincia di Teramo «in caso di accertata responsabilità del concessionario». È l’avvertimento che spunta alla fine della lettera.
SPUNTA IL REPORT. Ma altri documenti di cui il Centro è venuto in possesso confermano che questa è solo la prima di una serie di lettere con cui le Province (quelle tacciate di “inerzia e disinteresse”), dovranno restituire i finanziamenti non spesi per mettere al sicuro i propri ponti. Ecco infatti che cosa si legge su un’altra carta della Regione, un report recentissimo datato 28 agosto, con cui il Servizio di prevenzione dei rischi di Protezione civile, quindi il dirigente Sabatino Belmaggio e il direttore Pierpaolo Pescara, informano il Dipartimento regionale delle Infrastrutture e Trasporti che «interventi di miglioramento sismico non sono mai stati avviati dalle Province dell’Aquila e Teramo per i ponti di Alfedena e di Bivio di Campiglio, nel territorio di Campli, e probabilmente saranno a breve oggetto di revoca da parte del Dipartimento di Protezione civile».
Il rapporto della Regione parla di oltre 247 milioni di euro distribuiti alle quattro province in tredici anni dal 2001. A Teramo è andata la fetta più ricca, di 87.159.802 milioni. Ma, tra le quattro, è sempre la Provincia teramana a non aver speso la cifra più alta che ammonta a più di 13 milioni, seguita dall’Aquila con il suoi 11 milioni.
COME LEGGERE I DATI. Ad essere pignoli, la tabella riepilogativa che pubblichiamo accanto al titolo, e che evidenzia le risorse non ancora spese dalle Province rispetto al totale dei finanziamenti concessi, è da intendersi come «risorse per le quali le Province non hanno ancora trasmesso alla Regione le rendicontazioni di spesa». L’ente superiore quindi non riesce a trasferire i fondi giacenti perché non sa dire con certezza se le opere siano state realizzate o no, che si traduce in uno stallo della procedura di messa in sicurezza di ponti, viadotti ed edifici pubblici.
C’È CHI SI LAMENTA. Tiriamo le somme. Se da una parte registriamo le lamentele dei presidenti delle Province per il fatto di non avere fondi, dall’altra, attraverso i report della Regione che il Centro ha letto, si scopre che in Abruzzo ci sono oltre 37 milioni di euro non rendiconti e congelati. Ma in questo elenco non rientra il ponte di Castelnuovo perché la Regione sa per certo che l’opera non è stato mai fatta.
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