Reintegrati e trasferiti Ennesimo ricorso contro Metro Italia

Braccio di ferro lavoratori-azienda, la Fisascat Cisl protesta: vogliono mandare a Milano due dei 9 dipendenti già licenziati
SAN GIOVANNI TEATINO. Licenziati ingiustamente, reintegrati dal giudice del lavoro, poi pagati per non lavorare e ora trasferiti. Non accenna a chiudersi la vicenda che interessa da mesi i 9 dipendenti di Metro Italia Cash & Carry di Sambuceto. La loro vertenza è impugnata dalla Fisascat Cisl Abruzzo, che sottolinea di condurre la battaglia per i lavoratori in completa solitudine rispetto alle altre sigle sindacali.
La storia inizia alcuni mesi fa, quando i lavoratori, tutti iscritti alla Cisl, vengono licenziati «per non aver accettato alcune condizioni imposte dall'azienda, che prevedevano un incentivo al licenziamento di 18mila euro rapportati a un orario full time», ricorda il coordinatore sindacale di Pescata Davide Frigelli.
Il licenziamento viene così impugnato dai lavoratori davanti al giudice del lavoro attraverso l'avvocato Luca Semproni, tanto che a marzo scorso il magistrato dispone il reintegro dei nove lavoratori. Nulla da fare, l'azienda decide di non reintegrare il personale, pagando loro lo stipendio per rimanere a casa «mentre i lavoratori rimasti all'interno, 59, ci risulta facciano straordinari e abbiano aumentato le ore previste contrattualmente», prosegue il sindacalista.
Stipendio per non lavorare, dunque, e si arriva così al mese di luglio, quando a due dei nove dipendenti coinvolti arriva una comunicazione di trasferimento in uno dei punti vendita di Milano. In questo caso, l'azienda avrebbe giustificato la scelta per ragioni di mansioni professionali. Il sindacato, ancora una volta, non ci sta. Impugnerà nuovamente questa decisione proponendo un nuovo ricorso attraverso il legale: «È chiaro l'intento della ditta di costringere i due lavoratori alle dimissioni», commenta l'avvocato Semproni, «questa non è solo una battaglia legale, è una battaglia umana. È evidente che questi dipendenti, con un part time al 50% e con uno stipendio di 600 euro mensili, non hanno la capacità materiale di affrontare le spese di una permanenza a Milano. Il trasferimento si pone, pertanto, come uno strumento per aggirare l’ordinanza del tribunale di Chieti liberandosi comunque dei due lavoratori. Ricordiamo che i dipendenti erano stati licenziati ingiustamente, con palese violazione della normativa sui licenziamenti collettivi».
Presente ieri in difesa del personale anche il segretario abruzzese Fisascat Cisl Leonardo Piccinno, che ha aggiunto: «Proprio agli inizi di questo mese, Metro ha comunicato alle sigle nazionali di offrire ai lavoratori in Cassa integrazione ritenuti in esubero la possibilità di cogliere “volontariamente” l’opportunità di trasferirsi in altro punto vendita dove esiste la possibilità di poterli assorbire e, quindi, superare la situazione di criticità. Sambuceto è l’unica sede dove l’azienda non ha voluto attivare la cassa, ma ha proceduto a licenziamenti secchi, poi reintegrati dal giudice. Le decisioni prese a livello nazionale sembra non valgano per i nove lavoratori di Sambuceto. A loro non si dà la possibilità di scelta, ma si obbliga il trasferimento in una sede di non gradimento».
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