Renzi: «Intervento possibile ma le armi non bastano» Pinotti esclude raid in Siria
Il ministro della Difesa: «Stiamo rafforzando le operazioni in Iraq con più uomini» Il cardinal Bagnasco (Cei): «La via giusta e più efficace è un embargo planetario»
ROMA. «Serve equilibrio e buon senso. Certo, devi mettere in conto tutti i tipi di intervento, ma la sfida la vinci se riesci a vincere la sfida educativa, non semplicemente con le azioni militari». Dopo la strage di Parigi, Matteo Renzi delinea il posizionamento dell’Italia sullo scacchiere internazionale e lascia la porta aperta a ogni tipo di azione militare contro lo Stato islamico.
Una dichiarazione che arriva 24 ore dopo l’intervista al Messaggero del ministro della Difesa, Roberta Pinotti («Bombadare non è un tabù e non è detto che in futuro non lo riterremo necessario»), che ieri ha assicurato alla Francia la «massima disponibilità» dell’Italia ad una collaborazione ma ha escluso interventi militari in Siria. «Escludo un intervento in Siria. Non escludo il rafforzamento dell’intervento in Iraq, nel senso che lo stiamo rafforzando» ha detto il ministro, precisando che mentre i numeri previsti per la nostra missione dal decreto precedente erano attorno alle 500 persone, il decreto che in questo momento è in discussione in Parlamento ne prevede 750.
Renzi ha invece definito l’attacco alla capitale francese un’aggressione alla nostra identità. «Sono molto prudente sulle parole. Capisco chi utilizza la parola guerra ma io non la uso. È evidente che l’attacco a Parigi è strutturalmente un attacco militare. È una gigantesca aggressione all’idea stessa della nostra identità» dice il premier per il quale contro il terrorismo serve certamente una «reazione» militare ma non solo.
L’imperativo è lavorare in una dimensione europea unitaria. «La sfida la vinci se vinci la sfida educativa nei prossimi 20 anni. Le reazioni da sole producono la Libia-bis» spiega Renzi per il quale serve una soluzione, un accordo sulla Libia. Che tipo di soluzione? «Si può immaginare un maggior ruolo anche dell’Italia nell’accompagnare un governo che si sia insediato in Libia» risponde il premier, che affronta anche il problema della collaborazione con la Russia per difendere l’Europa dal terrorismo.
L’Italia si può fidare? «Sì che possiamo fidarci di Putin. Sarebbe stato assurdo alzare una cortina di ferro tra noi e la Russia» precisa Renzi, che difende il nostro rapporto con gli Stati Uniti («È la nostra stella polare») e ricorda che non è possibile immaginare di costruire l’identità dell’Europa contro la Russia: «È assolutamente cruciale che Putin partecipi a questa fase» .
Quanto al fronte interno, Renzi ricorda che nessuno può pensare di sentirsi immune dal pericolo terrorismo: «Nessuno di noi si può permettere il lusso di dire “tranquilli non c’è pericolo”: chi lo dice vive su Marte. Hanno colpito persino in Australia...». Quanto alle ricette per contrastare il rischio di attentati, il premier fa a pezzi le proposte della Lega. «Se dici chiudiamo le frontiere, come alcuni hanno fatto in questi giorni, devi dire che lo fai per tenerli dentro, perché gli assassini nella stragrande maggioranza dei casi sono nati e cresciuti in Europa».
Una tesi che non convince la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che insieme a Lega e Forza Italia ha messo a punto una strategia «condivisa» e chiesto al governo più risorse per forze dell’ordine e forze armate. Contro ogni ipotesi di intervento militare si schiera, con forza, la Chiesa. «Non discuto le decisioni di un presidente di Stato, ma la via giusta e più efficace in risposta agli attacchi di Parigi non credo sia quella delle armi. Occorre un embargo planetario, concreto e vigilato verso queste forze oscure come l’Is» dice il presidente della Cei il cardinale Angelo Bagnasco, che spiega: «Nessuno deve parlare con queste persone. Dal punto di vista commerciale nessuno deve comprare petrolio a basso costo o vendere armi o viveri».
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