Residenti esasperati «Viviamo nella paura prima non era così»

2 Giugno 2015

Il giorno dopo l’incendio c’è la rabbia dei cittadini perbene: «Pochi delinquenti hanno distrutto tutto e nessuno ci tutela»

PESCARA. Il quartiere della gente perbene ha paura, ma resta in silenzio. Chi parla, in via Trigno, il giorno dopo il rogo che ha scatenato l’inferno tra venti famiglie evacuate dal palazzo, lo fa a patto dell’anonimato: «Perché con quelli», dicono, «non mi ci vado a mettere».

Quelli, come li chiamano i residenti perbene di via Trigno, sono le mele marce che una dopo l’altra «hanno infestato la zona». Perché se le forze dell’ordine non si sbilanciano sul rogo di ieri notte, nessuno, tra i residenti crede che il disastro scatenato nella palazzina al civico 22 di via Trigno sia partito da un rogo accidentale. «Ma a chi lo andiamo a dire», lamenta una pensionata che vive sola in una palazzina a poca distanza dal civico 22, «certo che ho sentito, le sirene, le ambulanze, ma non ho pensato a un incendio, ho pensato alle solite cose che combinano qua. Perché ormai è così, Ma è cambiato tutto, prima non era così», va avanti la pensionata, «abito qua da 64 anni e prima ci si conosceva tutti, era un’altra vita. Adesso siamo rimaste quattro famiglie perbene nel palazzo, ma ognuna si fa il fatto proprio, è meglio per tutti. Ma la colpa è della gente che frequenta il bar qua vicino».

Un bar che viene indicato anche da un altro residente: «Il problema non sono le famiglie», afferma il residente, «ma è il locale che sta qui vicino e che è diventato un ritrovo per certa gente. Ma la polizia e i carabinieri lo sanno, anche perché non ci sono altri esercizi pubblici qua. Tutto sommato si vive abbastanza bene in questa zona, è solo che certe persone sembra che abbiamo la liceità di fare tutto quello che vogliono. Ma se lo dici, ti rispondono che sei razzista quando per me razzista è chi si sente superiore agli altri e non rispetta le regole della collettività. Forse ci vorrebbero le telecamere, ma non c’è niente».

Esasperata un’altra residente storica della zona: «Abito in via Trigno dal ’54, ci sono cresciuta, ma prima era tutta gente perbene, famiglie di ferrovieri, di poliziotti, tutta gente che lavorava. Come diceva mio padre, gente povera ma onesta. Invece qua a poco a poco ci hanno messo delinquenti che hanno distrutto tutto. Io abito da sola, e la sera vado a dormire da mia sorella, perché ho paura visto che alla fine non abbiamo nessuno che ci difende. Abbiamo fatto tante denunce, ma niente, l’unica cosa che hanno fatto è chiudere la strada con le lamiere dopo che hanno abbattuto un palazzone e hanno iniziato a farne altri due. Ma i lavori sono fermi e succede di tutto. Eppure», conclude amara la residente, «nessuno ci sente, nessuno ci ascolta. Anche se siamo persone perbene, anche se paghiamo e facciamo quello che dobbiamo. Ma il quartiere ormai è in mano a pochi delinquenti, è questa la verità. E noi siamo costretti a vivere nel silenzio e nella paura, perché nessuno ci tutela. L’incendio è la prova di quello che sto dicendo. Era successa la stessa cosa qualche tempo fa, sempre per cose di regolamenti e dispetti».

(s.d.l.)

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