Rete ospedaliera, nuovo giro di vite

Il governo vuole meno reparti e pronto soccorsi, la chiusura del Punto nascita di Sulmona, una scelta sulle strutture complesse
PESCARA. In attesa che il nuovo presidente della Regione Marco Marsilio nomini la giunta e affidi le deleghe, c’è una materia sulla quale sarà chiamato ad applicarsi e a ragionare in maniera prioritaria e urgente: quella sanitaria. A urne chiuse, scrutinate e sigillate, sulla Regione Abruzzo pende ancora l’invito pressante del tavolo di monitoraggio dei ministeri della Salute e dell’Economia sul Piano di rientro a presentare una nuova programmazione della rete ospedaliera, della rete dell’emergenza urgenza, e delle reti tempo dipendenti.
Un invito accompagnato da un buon giudizio sul miglioramento della qualità assistenziale, con l’aumento dei Lea (i Livelli essenziali di assistenza) a 202, e dall’erogazione di una premialità di 70 milioni per gli obiettivi raggiunti nel 2016.
LA SCADENZA. Il nuovo piano andava presentato in maniera perentoria entro il 15 gennaio. La Regione ha prudentemente lasciato trascorrere la scadenza: la campagna elettorale regionale e l’eventualità molto concreta di un cambio di colore della giunta consigliava di stare fermi. Ma l’inerzia nascondeva anche l’irritazione dell’assessore della giunta D’Alfonso-Lolli Silvio Paolucci, e della sua struttura, per la richiesta di ritoccare un documento di programmazione che aveva già ottenuto la firma del Consiglio dei ministri.
Ora il tempo delle risposte è arrivato. E saranno risposte quanto mai complesse per il nuovo governo regionale, chiamato dai ministeri a un ulteriore giro di vite sulla rete ospedaliera su un territorio ritenuto già fortemente penalizzato (si leggano per esempio i programmi elettorali del centrodestra e di M5s). Che cosa chiede Roma? Nel verbale del tavolo di monitoraggio che si è svolto lo scorso dicembre e che il Centro ha potuto visionare, i ministeri della Salute e dell’Economia (che fanno capo alla 5 Stelle Giulia Grillo e il ministro tecnico, ma in quota grillina, Giovanni Tria) chiedono che il nuovo documento di programmazione sia più coerente con il decreto ministeriale 70, quello firmato dalla ministra Beatrice Lorenzin.
LE RICHIESTE. Vediamo i singoli punti. Il tavolo rileva innanzitutto «scostamenti di alcune discipline rispetto ai bacini di utenza (es. cardiologia, medicina generale, chirurgia generale, geriatria, ostetricia e ginecologia, ortopedia e traumatologia): adeguarsi vorrà dire chiudere qualche reparto. Forti riserve ci sono sull’aumento delle postazioni territoriali del 118 da 53 a 59 perché «non è specificata la tipologia». Non viene accolta la decisione della Regione di mantenere ancora i Punti di primo intervento nelle sedi degli ospedali riconvertiti in ospedali di comunità; si rileva un disallineamento dei presidi sede di Pronto soccorso rispetto al DM 70. Si chiede che venga comunicata («calendarizzata») la data di chiusura del Punto nascita di Sulmona. Ma soprattutto il ministero boccia la decisione della regione Abruzzo di pianificare i due Dea di II livello funzionali (gli ospedali ad alta specializzazione) negli ospedali di Chieti-Pescara e di Teramo-L’Aquila. Il tavolo chiede alla Regione di scegliere tra i quattro ospedali quale deve essere Dea di II livello e quale Dea di I livello. «E’ necessario definire la precisa allocazione delle discipline e delle relative strutture (semplici e complesse)», scrive il Tavolo, «anche in funzione dell’area dell’emergenza-urgenza e nel rispetto dei parametri relativi ai bacini di utenza per il territorio di afferenza».
ATTI AZIENDALI. Da questi rilievi emerge la necessità di rivedere tutti gli atti aziendali delle Asl, sottolinea il Tavolo, ossia tutti gli atti di programmazione dei singoli territori. Un problema di non poco conto per i direttori generali che nel frattempo hanno preso decisioni in base agli atti aziendali in vigore: per esempio le nomine di primari di reparti (che magari il ministero vuole chiudere). E in attesa del nuovo programma di riordino ospedaliero restano in sospeso i piani sul fabbisogno di personale, che andranno rivisti sulla base della nuova programmazione.
IL DISAVANZO. Un capitolo del verbale riguarda i conti della sanità abruzzese.
L’attenzione del tavolo è sul disavanzo di 52 milioni del 2017 che, dopo le coperture individuate dalla Regione scende a 5 milioni di euro. Sulla copertura di quest’ultima cifra le posizioni di Tavolo e Regione si allontanano. La strada trovata dalla Regione non soddisfa il ministero perché il provvedimento presentato dall’assessorato «non specifica da quali aziende del sistema sanitario regionale e per quali importi si attinge la copertura». Infine il Tavolo individua un rischio di disavanzo anche per il 2018 (nel terzo trimestre la proiezione è a -15 milioni contro un avanzo programmato di 2,5 milioni) e invita la Regione a «ricondurre la situazione in equilibrio e a predisporre con urgenza le misure di copertura necessarie».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

