«Reti colabrodo e fondi Pnrr non spesi»

Atto d’accusa del Wwf Chieti-Pescara: in Abruzzo manca l’acqua, ma i lavori per creare le nuove reti non vengono fatti
CHIETI. «La crisi idrica che l’Abruzzo sta affrontando in queste settimane non può essere attribuita esclusivamente alla siccità e la soluzione non può essere quella di continuare a captare sorgenti, impoverendo ancor più la risorsa. Il vero nodo è rappresentato da una rete di distribuzione che fa acqua da tutte le parti». È la denuncia forte e determinata del Wwf Chieti-Pescara nell’ennesima estate segnata dalla siccità.
UNA RETE COLABRODO
La rete di distribuzione idropotabile in Abruzzo, e in particolare a Chieti e Pescara, è in pessime condizioni. Il report sull’acqua relativo agli anni 2020-2023, pubblicato dall’Istat nel marzo scorso, «certifica il sostanziale fallimento dell’operato di molte delle aziende a capitale pubblico alle quali è affidata la gestione delle reti idriche nel territorio regionale». L’Abruzzo nel suo complesso è nella top cinque della dispersione idrica, al secondo posto assoluto col 62,5%. Peggio di noi solo la Basilicata (65,5%).
Nei capoluoghi di provincia la situazione è altrettanto allarmante: Chieti sciupa nelle reti il 70,4% dell’acqua immessa ed è seconda tra le città meno virtuose d’Italia, preceduta solo da Potenza (71%) e inseguita da L’Aquila (68,9%). Pescara perde il 54,8%, dato che la colloca in 21esima posizione. Se la cava solo Teramo (27,9%). Basta un ulteriore dato per rendersi meglio conto: nel 2022 – lo ha ricordato recentemente Confartigianato - nella nostra regione sono stati immessi in rete 253,4 milioni di metri cubi di acqua, pari a 545 litri pro capite al giorno, ma ne sono stati erogati solo 95,1 milioni, cioè 205 litri pro capite (214 in Italia).
GLI EFFETTI
«Questo comporta un danno immenso, ambientale ed economico, per la comunità per la perdita di un bene sempre più prezioso e per la mancanza di un servizio. Con gravi “effetti collaterali” determinati proprio dalle continue sospensioni. Nelle reti di distribuzione», sottolinea la presidente del Wwf Chieti-Pescara, Nicoletta Di Francesco, «è lo scorrere dell’acqua che impedisce l’ingresso di corpi estranei, ma quando i tubi rimangono vuoti dalle fessurazioni può penetrare di tutto. Un esempio clamoroso in tal senso c’è stato il 15 luglio scorso quando a Chieti, in via Madonna della Misericordia, alla ripresa del flusso dopo l'interruzione notturna diversi contatori sono stati intasati da detriti e melma. Non è un caso, allora, se in Abruzzo il 35,1% degli abitanti non si fida di bere l’acqua del rubinetto: una percentuale tra le più elevate in Italia. Un altro problema troppo spesso trascurato», osserva Nicoletta Di Francesco, «è legato al dissesto idrogeologico causato dalle perdite occulte, che possono andare avanti per anni».
OCCASIONE PERSA
In agricoltura, lo scavo di ulteriori vasche di raccolta con precipitazioni sempre meno frequenti e con falde impoverite non sembra, per il Wwf, una soluzione utile. Così come il consumo di suolo incide: «Ogni nuova costruzione», dice Di Francesco, «comporta l’adeguamento dei servizi: reti idrica, elettrica, fognante, e questo inevitabilmente accentua i problemi. Una ragione in più per preferire la ristrutturazione di edifici già esistenti piuttosto che allargare il perimetro urbano, proprio mentre il numero degli abitanti cala. Non si dimentichi che abbiamo avuto a disposizione una occasione storica per risistemare almeno parte delle reti, con la gran massa di denaro stanziata grazie al Pnrr, ma si è preferito investire in altro».
QUALI SOLUZIONI
Non basta risparmiare sui consumi, razionalizzare l’uso, migliorare la rapidità nelle riparazioni; riguadagnare la fiducia dei cittadini, ad esempio emettendo bollette comprensibili. Per il Wwf l’unica strada che può portare davvero a cancellare il problema è risistemare le reti. «Un intervento complessivo costerebbe miliardi, come ha osservato qualche giorno fa il sindaco di Pescara, Carlo Masci, ma le sostituzioni si possono fare anche un tratto alla volta. Restando solo a guardare le cose non possono che peggiorare». (u.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

