Riaperte le discoteche «Ma gli affari sono pochi»

I gestori delusi dai risultati registrati nelle prime serate dalla ripresa delle attività «Ci hanno imposto troppi limiti, i locali del centro costretti a chiudere all’1,30»
PESCARA. Non si è ancora riacceso il mondo danzante della notte, che da lunedì scorso è stato oggetto del decreto riaperture per discoteche e locali da ballo. Far ripartire tutta la macchina che c'è dietro una serata è un'operazione complessa. Il paletto che a livello centrale fissa la capienza massima al 50 per cento pone tanti interrogativi sui gestori che devono fare un bilancio tra costi e benefici e per le strutture medio piccole l'ago tende più sul versante spese che su quello degli utili.
Ecco quindi che alcune attività per ora non ripartiranno, qualcuna lo farà a fine del mese e solo qualche caso isolato ha fatto il debutto ieri sera. «Dopo oltre 18 mesi di fermo totale», afferma Boris Vaccaro, gestore della discoteca Megà, «serve più tempo per riattivare tutta la struttura. Non avevamo alcuna certezza sulle riaperture e quindi il decreto del governo ci ha colto alla sprovvista. Contiamo di riaprire per la fine del mese. C'è parecchia attesa e stiamo vedendo che i ragazzi sono pronti anche a una spesa maggiore rispetto a quella del passato».
«In molti stanno decidendo di prendersi del tempo per ricominciare con le serate», ammette Claudio Corna, referente regionale del sindacato lavoratori dello spettacolo. «Alcuni stanno temporeggiando, nella speranza che in breve tempo si passi dalla capienza massima al momento del 50 per cento almeno al 75. Determinate attività non hanno una convenienza economica nell'aprire a queste condizioni perché le spese supererebbero gli utili. Altri invece per esigenze organizzative, visto che l'ordinanza sugli orari è uscita solo venerdì. Un provvedimento di cui siamo molto soddisfatti e che dimostra che l'amministrazione ha ascoltato, recepito e capito che è importante diversificare gli orari a seconda della tipologia delle attività».
L'ordinanza emessa venerdì stabilisce che fino al 31 ottobre, i locali con licenza per l'intrattenimento danzante possono stare aperti fino alle 4 il sabato, i prefestivi, più una sera a scelta del gestore; alle 2 gli altri giorni. Discorso a parte per l'area di piazza Muzii, in cui anche le discoteche devono seguire gli orari di bar e ristoranti, vale a dire mezzanotte da domenica a giovedì e all'una e mezza venerdì e sabato.
Sulla zona pesa la relazione dell'Arta che ha evidenziato superamenti dei decibel sia di giorno che di notte, sulla base di rilevazioni fatte tra luglio e agosto. «Ho investito migliaia di euro per ottenere per l'attività di piazza Muzii la licenza articolo 80», dice Mario Palladinetti, titolare di Salsedine. «Il mio locale è completamente insonorizzato, ma a quanto pare sono investimenti buttati visto che con questa ordinanza è impossibile lavorare. Le presenze sono dimezzate, la piazza ormai si sta svuotando. Eravamo il distretto più grande d'Abruzzo adesso ci stanno rovinando».
Per cercare di placare le polemiche, il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale Guerino Testa e l'assessore alle attività produttive Alfredo Cremonese si stanno facendo promotori di un tavolo di confronto. «Credo sia urgente fare una riunione con Arta, Comune, Asl, associazioni di categoria, una piccola delegazione di attività e i residenti dell'area di piazza Muzii» afferma Testa, «non possiamo rischiare che quello che fino a ora è stato un fiore all'occhiello, una zona che dà occupazione e crea sviluppo diventi un problema. Bisogna sedersi tutti attorno allo stesso tavolo e ognuno deve fare un piccolo passo indietro». «La riunione servirà ad analizzare la normativa e quali sono gli strumenti per contemperare le esigenze», aggiunge Cremonese.

