«Riaprite le indagini su Cesare, sparito da casa otto anni fa»

Benedetti, 81 anni, fu visto l’ultima volta al bar del Corso L’associazione Penelope: crediamo che sia stato raggirato
PESCARA. Cesare Benedetti aveva 81 anni quando, il 21 marzo 2015 uscì dalla sua casa di via Lago di Borgiano e non vi rientrò mai più. Fu avvistato per l’ultima volta quello stesso giorno davanti al bar del Corso, in corso Vittorio Emanuele, dove si recava per le sue passeggiate quotidiane. Da quel momento, dell’anziano residente a Rancitelli, non si hanno più tracce. La sorella Vincenza lo ha cercato per anni, fino alla sua morte, avvenuta di recente. Oggi Benedetti, originario di Pescosansonesco dove è nato il 13 novembre 1933, avrebbe 90 anni. E otto anni dopo la scomparsa, l'associazione Penelope Abruzzo e Molise, presieduta da Alessia Natali, attraverso il legale Katia Ferri, ritorna sulla vicenda annunciando l’intenzione di avanzare richiesta alla Procura di Pescara di riaprire il caso, chiuso il 15 aprile 2016 dall’allora procuratore aggiunto Cristina Tedeschini.
«Il nostro obiettivo è far aprire un fascicolo per occultamento di cadavere», rivela l'avvocato Ferri, che è anche delegato nazionale di Penelope, l’associazione che si occupa di rintracciare le persone scomparse, «intendiamo preparare una memoria per chiedere alla Procura pescarese di riaprire il caso archiviato sulla base del modello 45, senza ipotesi di reato. Il procedimento penale Rg 519/ 2015 fu chiuso dal procuratore Tedeschini l’anno successivo alla sparizione dell'uomo, nel frattempo cancellato dall’anagrafe pescarese per irreperibilità».
Penelope fu incaricata, negli anni scorsi, di seguire le indagini sulla scomparsa di Cesare Benedetti, dalla sorella Vincenza. «Dopo il decesso della signora Vincenza», prosegue l’avvocato, «non avendo Benedetti altri eredi, adesso chiederemo la delega al cognato e ai nipoti per continuare le ricerche. Nel frattempo prepareremo una memoria da presentare in Procura con l'ipotesi di occultamento di cadavere. Crediamo, infatti, che Benedetti, affetto da disabilità, possa aver incontrato qualcuno che lo abbia raggirato. Le sparizioni di questo tipo non possono essere definite un allontanamento volontario, perché chi si allontana da casa temporaneamente prima o poi ritorna, spesso dopo qualche giorno. Benedetti fu avvistato l’ultima volta davanti al bar del Corso, di fronte alla stazione ferroviaria. Da quel momento di lui si è persa ogni traccia. La sorella lo ha cercato fino all’ultimo respiro, ora noi chiediamo di riaccendere i riflettori su questa vicenda così come continuiamo a fare sul caso di Giovina “Gioia” Mariano sparita da Moscufo nel 2017 e così come faremo con Benito Della Penna di Guardiagrele e Maria Domenica Conte, molisana».
«Nel frattempo», anticipa l’avvocato Ferri, «ci stiamo battendo con l’associazione nazionale e il commissario straordinario del ministero dell’Interno che si occupa di persone scomparse, affinché le denunce di sparizioni vengano prese in considerazione dalle forze dell’ordine nell'immediatezza del fatto, e non dopo un numero di ore, soprattutto se si tratta di minori, disabili e anziani. E stiamo lavorando affinché ci sia, immediatamente, anche l’apertura di un fascicolo contro ignoti. Chi si allontana volontariamente torna, a meno che il soggetto non sia affetto da patologie psichiatriche, in quei casi la questione è più complessa. Chiederemo la standardizzazione delle denunce di scomparsa in tutta Italia», affinché, conclude, «la procedura sia uguale in tutte le regioni».

