Ricordi e commozione alla presentazione del libro su Rigopiano

Anche alcuni parenti delle vittime al Museo Colonna per il volume di poesie e scritti. Il ricavato al Soccorso alpino
PESCARA. «Non mi va di piangere - non ho neanche la forza di farlo - voglio solo sorridere e pensare che Dio ti ha chiamato per abbellire il paradiso». È con queste parole che Antonio Fagnani saluta per sempre il nipote Roberto Del Rosso, che ha trovato la morte sotto la valanga che lo scorso 18 gennaio ha spazzato via l’hotel Rigopiano, sua creazione e ragione di vita. Con lui altre 28 vittime, tra dipendenti e turisti. È a loro che si rivolgono le pagine del libro “Rigopiano, la terra e la neve” edito da Tabula Fati e presentato ieri pomeriggio nel museo Vittoria Colonna. Una platea silenziosa ha ascoltato i relatori e sfogliato il piccolo volume carico di pensieri emotivi, di rabbia e di dolore, ma in qualche modo denso di pace. Poesie e brevi scritti, voci diverse che confluiscono in un racconto corale intenso, in cui i 37 autori sembrano rarefarsi. «È stata la nostra scelta fin dall’inizio», ha detto il curatore dell’antologia Franco Pasquale, «non ci sono note biografiche degli scrittori né riferimenti oltre al loro nome. Potevamo coinvolgere di più i parenti delle vittime, ma non lo abbiamo fatto, volevamo scomparire, lasciando parlare le emozioni. Anche la copertina del libro è muta». Un paesaggio innevato, quieto ed etereo, è il quadro del pittore impressionista Claude Monet “La gazza” che appare sulla copertina. All’interno, una frase di Oscar Wilde che appare come un monito: «Dov’è il dolore, là il suolo è sacro», un chiaro riferimento a quel luogo, a Farindola, da cui è scomparso l’albergo, ed è rimasto lo sgomento. «Quella dell’hotel Rigopiano è una vicenda che non dimenticheremo né come abruzzesi né come italiani», ha detto il sindaco Alessandrini, «ricordo tutto di quei giorni, ricordo che mi dissero “trovaci un palazzetto dello sport perché ci sono molti morti, bisogna deporre le bare”. E poi il volto di Giampiero Parete, uno dei sopravvissuti, quando pensava di aver perso tutta la sua famiglia. L’ho incontrato il giorno dopo e ho visto un uomo risorto, perché l’aveva ritrovata. E poi, i due bambini che hanno perso i genitori, uno più sereno, l’altro con uno sguardo perso e una nonna disperata che lo teneva stretto. Sono cose che ti restano dentro». Tra i presenti, ieri al Colonna, anche l’editore teatino Marco Solfanelli che ha ricordato come il 70 per cento del ricavato della vendita del libro sarà devoluto in beneficienza al Soccorso alpino e speleologico abruzzese, i cui uomini per primi, con gli sci ai piedi nel freddo della notte e della tormenta, sono riusciti ad arrivare sul luogo della tragedia. A rappresentare il Corpo, c’erano in sala due uomini in divisa: Daniele Perilli e Massimiliano Dioguardi. A loro è andato un lungo applauso. «Oggi il cuore mio non parla. Oggi c’è più silenzio che dolore», scrive un altro autore, William Cerritelli che con i suoi versi si unisce all’angoscia del caro amico d’infanzia che sotto le macerie ha perso il figlio Domenico Di Michelangelo. «Ci sono brani e poesie dedicati ad alcune vittime», ha detto Solfanelli, «ma in realtà il libro parla di tutti, è un’iniziativa fatta dagli abruzzesi per l’Abruzzo». Erano presenti anche Giovanni Di Iacovo, assessore comunale alla Cultura, Assunta Ferraro, psicologa e autrice della postfazione, Giancarlo Zappacosta e Maria Cristina Solfanelli che hanno letto alcuni passi del libro. La prossima presentazione, probabilmente l'8 aprile, a Farindola.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

