«Ricostruzione post-sisma, già realizzati i tre quarti delle opere programmate»

Rapisarda è il provveditore alle Opere pubbliche di Abruzzo, Lazio e Sardegna: «All’Aquila noi siamo un esempio di come i lavori debbano essere portati avanti»
Il tema dei lavori pubblici, delle procedure, delle lungaggini amministrative e burocratiche, dei tempi dei lavori, dei ritardi e dei controlli è un compagno di viaggio degli abruzzesi. Esattamente da quel terribile 6 aprile 2009, quando “l’orrendo scossone” – come trascritto nel 1703 dal prete di Onna sul registro parrocchiale per descrivere il terremoto di quell’anno, poi riutilizzato dal collega Giustino Parisse nei suoi servizi sull’argomento – tirò uno schiaffo tremendo all’Aquila, al suo territorio e a 309 vite umane.
Da allora, la parola “ricostruzione” ci accompagna costantemente, tra risultati concreti, sprechi e promesse non mantenute. Oggi proviamo a spiegare quali sono le procedure, quale strada percorrere per ottenere i finanziamenti, spenderli subito e bene e velocizzare la ricostruzione. A tale fine, abbiamo sentito l’ingegner Vittorio Rapisarda, direttore generale e provveditore interregionale alle Opere pubbliche di Abruzzo, Lazio e Sardegna.
Ingegner Rapisarda, lei guida una struttura che, per quanto riguarda il Pnrr, si è assunto un onere non di poco conto: anticipare i finanziamenti per la realizzazione delle opere, salvo poi recuperarli dai fondi comunitari. Si tratta di diciotto interventi per un totale di circa 190 milioni di euro. Può essere un’iniziativa pilota da estendere anche ad altri dipartimenti e strutture per accelerare i tempi dei lavori?
«In realtà le cose sono andate anche oltre. Inizialmente il numero era quello, ma a questo si sono aggiunti due interventi del Pnc (Piano nazionale completamento), che è parallelo al Pnrr e serve a completare le opere del Pnrr non completamente esaustive. In sostanza, si muove sotto il profilo dell’efficientamento e della razionalizzazione e gode della stessa normativa speciale del Pnrr. Le opere si sono ampliate, sono state aggiunte altre dieci opere del Pnrr, una trentina di interventi per il solo settore giustizia, che consentono di raggiungere l’obiettivo prefissato per ottenere l’ok dell’Europa. Si tratta di interventi sull’efficientamento energetico e adeguamento degli immobili demaniali sedi di uffici giudiziari e carcerari. Il Pnrr, il sistema attuativo, gode di una normativa speciale individuata da un decreto legge del 2021. A parità di quadro normativo di riferimento è chiaro che il privilegiare una soluzione procedimentale rispetto a un’altra talvolta genera un quid pluris (valore aggiunto ndr) che consente di raggiungere gli obiettivi».
L’Abruzzo dal 2009 a oggi è stato al centro di una serie di eventi calamitosi, tra terremoti, frane e smottamenti, che lo hanno collocato come uno dei territori italiani più a rischio. Sulla ricostruzione, come spesso accade, si registrano diverse velocità. Avete predisposto attività di controllo e monitoraggio particolari?
«Noi siamo stati coinvolti sin dall’inizio nell’emergenza post-terremoto e poi nel programma di ricostruzione. Siamo stati uno dei principali soggetti attuatori delle opere post-sisma del 2009. In questo contesto abbiamo realizzato gran parte delle opere programmate. I tre quarti delle opere programmate sono o concluse e collaudate o solo concluse e o in prossimità della loro conclusione, Il quarto rimanente è in progettazione o in appalto. Al di là della vulgata comune secondo cui la ricostruzione pubblica non va avanti, noi siamo un esempio di come invece la ricostruzione è stata portata avanti in linea con i temi e con i finanziamenti».
Che tipo di controlli state eseguendo, se ne avete ancora la competenza nel settore, rispetto alla realizzazione di misure di sicurezza lungo le autostrade A14 e A24/A25?
«Noi non abbiamo compiti specifici su questo, In passato, poiché i progetti venivano inviati alla commissione generale del ministero, per due-tre anni ha chiesto il parere del nostro organo consultivo, il comitato tecnico amministrativo, sui progetti di queste opere. Quindi, se c’era da rifare un viadotto, esprimevamo un parere. Oggi i progetti non ci vengono più inviati».
Lei in una precedente intervista ha detto testualmente: «Occorre snellire il codice degli appalti perché il terremoto è come una guerra e si va in guerra con strumenti eccezionali». Ritiene che dai tempi di Bertolaso commissario con poteri straordinari, ai mille ostacoli burocratici di oggi, a rimetterci siano i tempi della gestione di un’emergenza e della successiva ricostruzione?
«Quando c’è l’emergenza, nelle ore immediatamente successive non parlerei di un uomo forte al comando, ma di un necessario accorciamento della linea di comando a un numero limitato di soggetti istituzionali preposti. Successivamente, è opportuno che si vada a regime con una legislazione speciale. Rispetto ai tempi della mia intervista le cose sono cambiate, l’attuale governo ha cambiato le regole del nuovo codice dei contratti pubblici. Preso atto della normativa del Pnrr, con decreto del governo è stato estesa l’applicabilità delle norme anche alla ricostruzione post-sisma del terremoto del 2009. Il governo si è dimostrato particolarmente sensibile alla necessità di accelerare la ricostruzione, In questo devo dire che il ministro Matteo Salvini, e con lui la squadra, è particolarmente attento alla ricostruzione dell’Aquila. Mi riferisco al capo di gabinetto, il consigliere Alfredo Storto, e al capo dipartimento delle Opere pubbliche, il consigliere Calogero Mauceri».
Sui fondi del Pnrr si è detto di tutto, tra polemiche politiche e frizioni con l’Europa. Quale metodo utilizzare per fare in modo che i finanziamenti seguano percorsi virtuosi e soprattutto evitare le infiltrazioni malavitose?
«Per certi versi la normativa italiana, dovendo venire incontro a precise istanze della Commissione europea, ha liberalizzato il sub-appalto. Naturalmente, questo va declinato in ogni singola realtà territoriale e la normativa stessa ha gli anticorpi per impedire le infiltrazioni malavitose e dall’altro seguire le indicazioni dell’Europa. La stazione appaltante può indicare la categorie d’opera specifiche e limitare la facoltà del sub-appalto chiesta dall’Europa. Il tutto in coordinamento con le prefetture».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

