Ricostruzione, senza fondi i 75 Comuni extra-cratere

25 Febbraio 2017

Manca la copertura finanziaria per pagare le istruttorie dei progetti Sono 1.062 le pratiche dei tecnici che rischiano di rimanere bloccate

CUGNOLI. È allarme tra i sindaci dei Comuni fuori cratere sismico ricompresi negli uffici territoriali per la ricostruzione (Utr, in regime di convenzione con i Comuni), destinati a chiudere dal 28 febbraio. Manca la copertura finanziaria per il pagamento dei tecnici utilizzati per l'istruttoria delle pratiche che, dunque, dal 1° marzo resteranno bloccate nei cassetti, impedendo le ammissioni a finanziamento e l'avvio dei lavori.

Il problema riguarda 75 centri del Pescarese, del Chietino, del Teramano e dell'Aquilano, ricompresi nelle rispettive aree omogenee, le cui pratiche in dirittura d'arrivo per essere finanziate ammontano a circa 270 milioni di euro. «La normativa in vigore non dà alcuna certezza sulle risorse destinate ai Comuni Fuori Cratere», spiega il coordinatore dell'area omogenea numero 5 che ha sede a Cugnoli, Lanfranco Chiola (altri Ute sono quelli di Goriano Sicoli, Montorio al Vomano e Navelli) .Se non interverranno modifiche migliorative, si fermeranno tutte le attività effettuate dai professionisti incaricati dell'istruttoria delle pratiche post sisma 2009, tutti i Sal e tutte le procedure avviate: sono 1.062 le pratiche che rimarranno bloccate. Si stima che il costo complessivo della ricostruzione dei Fuori Cratere» prosegue Chiola «sia pari a 680 milioni di euro, con un totale di immobili inagibili di 3mila 800 e 1.384 agibilità ripristinate». Il tavolo di coordinamento delle aree omogenee ha interloquito in maniera continuativa e pressante con il governo, senza però avere avuto risposte e riscontro in merito. «Il nostro territorio non può permettersi» riprende Chiola «di aspettare e di vedere compromesso il processo di ricostruzione che va portato doverosamente a termine. Le conseguenze della chiusura degli Utr sarebbero gravissime sull'attività di ricostruzione in corso, sull'economia della regione, sui pagamenti dovuti alle ditte occupate, sull'indotto lavorativo creato, oltre che sulle risorse finanziarie pubbliche fino a oggi impegnate nel processo di ricostruzione post sisma. Ogni giorno, numerosi professionisti e ditte hanno investito energie, risorse e lavoro nell'attività di ricostruzione e non possiamo manifestare disinteresse nei loro confronti. Si ha necessità di ricevere risposte certe sul proprio futuro e il forte desiderio di ritornare ad abitare nelle proprie case, da tempo abbandonate», prosegue Chiola, «e riprendere finalmente a vivere nei nostri borghi storici».

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