Ricoveri, altro record in terapia intensiva

10 Marzo 2021

I pazienti gravi sono 87 su un totale di ben 759 in ospedale

PESCARA. L’emergenza coronavirus non dà tregua all’Abruzzo. Continuano ad aumentare i ricoveri, che passano dai 749 di lunedì ai 759 di ieri, con le terapie che tornano al valore più alto mai registrato. Fortissima, quindi, la pressione sugli ospedali, che sono in affanno ormai da settimane. Ancora alto il numero dei decessi: nelle ultime ore sono dodici. Tutti gli indicatori confermano una situazione estremamente delicata. Il virus si diffonde su tutto il territorio regionale.
Diminuiscono i nuovi casi rispetto alla media dei giorni scorsi, ma la flessione sembra dovuta più al minor numero di test eseguiti che ad un trend in miglioramento.
ANCORA MORTI. Il bilancio delle vittime sale a quota 1.825. Sono 617 dal primo gennaio a ieri e 105 solo nell’ultima settimana. Con una media di 15 morti al giorno. Dei dodici decessi segnalati nel bollettino della Regione, sette sono relativi ai giorni scorsi, ma sono stati comunicati solo ieri dalle Asl competenti. Riguardano persone di età compresa tra 60 e 92 anni: una in provincia di Chieti, cinque in provincia di Teramo e sei in provincia di Pescara. Le cinque vittime più recenti sono un 60enne di Pescara, un 69enne di Città Sant’Angelo, un 75enne di Torano Nuovo, un 80enne di Moscufo e una 82enne di Villa Santa Maria. Tra i decessi più recenti c’è anche Paolo Ciammaichella, conosciutissimo e stimato avvocato di Chieti: 84 anni, fu consigliere regionale negli anni Ottanta e assessore all’Agricoltura nella giunta presieduta da Emilio Mattucci.
NUOVI CASI. I nuovi casi accertati nelle ultime ore sono 187. Sono emersi dall’analisi di 3.811 tamponi, dato più basso rispetto agli oltre cinquemila test ormai divenuti lo standard quotidiano. È risultato positivo il 4,91% dei tamponi. Dei nuovi positivi, il più giovane è un bambino di un anno della provincia di Chieti e il più anziano è una donna dell’Aquila di 96 anni. Quelli con meno di 19 anni sono 48: sei in provincia dell’Aquila, sei in provincia di Pescara, 24 in provincia di Chieti e 12 in provincia di Teramo.
LE LOCALITÀ. Le località con più nuovi casi sono Chieti (20), Pescara (19) e L’Aquila (19). A livello territoriale, l’incremento più consistente si registra in provincia di Chieti (+82), seguita dal Pescarese (+75), dall’Aquilano (+61) e dal Teramano (+45).
Se, nel lungo periodo, i dati del Chietino e del Teramano sono stabili e, forse, mostrano i primi, lievi, segnali di miglioramento, preoccupa la situazione nell’Aquilano: l’incidenza settimanale supera i 180 casi per centomila abitanti a fronte di una soglia di allarme pari a 250 e cresce a ritmi estremamente spediti. Non accenna a migliorare, poi, la situazione in provincia di Pescara, dove i numeri restano pesantissimi: l’incidenza è superiore ai 340 casi settimanali su centomila abitanti.
VARIANTE INGLESE. Il territorio e, in particolare, l’area metropolitana sono martoriati dalla più contagiosa variante inglese, responsabile del 70 per cento delle infezioni. Nel giro di poche settimane il Pescarese ha registrato numeri mai visti prima. Di fatto, nel capoluogo adriatico è successo in anticipo quello che ora sta accadendo a livello nazionale, con la variante a fare da protagonista. Perfino la zona rossa - nell’area di Pescara e in parte del Chietino le maggiori restrizioni sono in vigore ormai da 23 giorni - si rivela inefficace contro il virus.
RECORD RICOVERI. Il risultato è che la pressione ospedaliera resta fortissima. I ricoveri, infatti, continuano ad aumentare. Gli ospedalizzati sono ora 759, valore simile a quelli registrati nei primi giorni di dicembre, nel pieno della seconda ondata. In particolare, 672 pazienti, cioè sette in più rispetto a lunedì, sono in terapia non intensiva e 87 (tre in più, al netto di decessi, dimissioni e otto nuovi accessi) sono in terapia intensiva.
Il numero dei pazienti in rianimazione torna al livello più alto mai registrato, valore raggiunto per la prima volta venerdì. Al momento il tasso di occupazione dei posti letto è pari al 41% per le terapie intensive, a fronte di una soglia di allarme del 30%, e al 45% per l’area medica, rispetto ad un valore limite del 40%.