Ricoveri mai pagati da 30 anni: alle suore 500mila euro d’interessi

20 Marzo 2015

Nel 1985 nessuno salda il conto per l’assistenza dei malati psichiatrici a Bisceglie e arriva la stangata D’Amario: tanti dirigenti in passato hanno avuto paura di firmare gli atti e ora si accumulano i debiti

PESCARA. Cinquecentomila euro buttati in interessi. A pagare per una decisione rimandata fin dal 1985, 30 anni fa, quando le Asl non erano aziende e si chiamavano ancora Ulss (Unità locali socio-sanitarie), sono tutti gli abruzzesi: fanno all’incirca 40 centesimi a testa, neonati e centenari compresi, da versare alle suore ancelle della Divina provvidenza di Bisceglie. È un esempio di come possono essere sprecati i soldi pubblici: dal 1982 al 1984, i malati psichiatrici pescaresi erano curati nell’istituto pugliese delle suore. Ma nessuno ha mai pagato le rette, nonostante lettere, solleciti e tre decreti ingiuntivi. Adesso, con l’Ulss in liquidazione, arriva un primo pagamento da 546 mila euro che, però, non basterà a chiudere il caso: mancano ancora altri 218 mila euro. «Purtroppo, non abbiamo tutta la cifra necessaria», dice il direttore generale Asl Claudio D’Amario che è anche commissario liquidatore dell’ex Ulss, «per adesso paghiamo la parte più sostanziosa, poi, si vedrà visto che è la Regione che deve finanziare tali spese e non la Asl».

Per capire perché i ricoveri dal 1982 al 1984 non sono stati mai pagati bisogna riprendere un documento della Asl risalente al 2005, periodo in cui era direttore generale Angelo Cordone con Giovanni Pace presidente della Regione Abruzzo. «Nel periodo 1982-1984 vi è stato un vuoto legislativo», dice la delibera di Cordone. Cioè, all’epoca, non era chiaro se a pagare le suore doveva essere la Asl di Pescara, e quindi la Regione Abruzzo, oppure la Puglia. Nel 1985 il dubbio è stato sciolto: «L’interpretazione autentica delle norme si è avuta negli anni 1985/1986 ma nonostante i ripetuti solleciti avanzati dalla congregazione delle ancelle della Divina provvidenza intesi a ottenere il saldo del dovuto, la ex Ulss di Pescara è rimasta inattiva». Il perché non sia stato fatto niente in tutti questi anni e soprattutto nel 1985, quando la cifra da pagare non era gravata dagli interessi, è un mistero. Ma un altro passo del documento sembra incredibile: «Si sono succeduti diversi responsabili nei servizi interessati per cui non è stato possibile avere un interlocutore che fosse a conoscenza della problematica».

Le parole di D’Amario, però, fanno capire che qualcuno si porta la spesa sulla coscienza: «Nella sanità», dice, «quando bisogna mettere delle firme e tirare fuori dei soldi, quasi tutti hanno paura mentre è estremamente pericoloso non prendere una decisione. Diciamo che ci sono due modi per rivestire ruoli apicali in questo settore: prendersi gli stipendi e fare il minimo indispensabile oppure intervenire per rimettere le cose in ordine ma questo significa scontentare portatori di interesse. Ovviamente», continua il direttore generale, «il secondo modo è l’unico che possa mandare avanti un’azienda complessa come quella di Pescara. Prima la pubblica amministrazione era un’area di parcheggio delle idee e delle decisioni, adesso, non è più concesso: quando arrivano gli ispettori del ministero dell’Economia a fare i controlli non vanno tanto per il sottile: a loro non interessano il periodo, la contingenza o l’aspetto sociale, guardano ai conti e basta. E adesso le nostre procedure sono corrette».

La somma da pagare per quei ricoveri dimenticati è di 764.414 euro divisi in 262 mila di capitale e oltre 500 mila di interessi. Dopo tanta attesa, i legali delle suore non vogliono aspettare più: «In difetto di pagamento si procederà all’esecuzione forzata», dice una lettera dello studio di Alessandro e Marco Brudaglio di Andria inviata alla Asl e girata alla Regione. È per bloccare l’esecuzione forzata, cioè un pignoramento, che D’Amario ha disposto il pagamento. «È allucinante buttare via i soldi in interessi», dice D’Amario, «purtroppo ho dovuto gestire questa eredità e, in presenza di sentenze, abbiamo dovuto pagare».

È dal 2010 che la Siges srl di Milano, ente al quale le suore hanno girato il credito, chiede una mediazione «onde abbreviare i tempi di lunghi e ripetuti pignoramenti e soprattutto limitare oneri legali sempre maggiori a danno della Asl». Ma sono passati altri 5 anni e il pagamento disposto da D’Amario non basterà a ripianare tutti i debiti: restano ancora 218 mila euro da pagare. Quando e come saranno pagati non si sa. Di certo l’«aggravio sensibilissimo» degli interessi ricadrà ancora sugli abruzzesi.

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