Riduzione in schiavitù, in appello condanna a 10 anni per due fratelli

19 Ottobre 2019

Pene ridotte per Danail e Penko Pinkov che a Francavilla avevano messo in piedi una rete di prostitute  Ragazze adescate nel loro Paese con la promessa che avrebbero lavorato in Italia come badanti

FRANCAVILLA AL MARE. Pene ridotte in Corte d’Appello all’Aquila per Danail Zhikov Pinkov e Penko Zhikov Pinkov, i due fratelli bulgari condannati lo scorso anno dai giudici della Corte d’Assise di Chieti rispettivamente a 11 e 12 anni di carcere. I due sono in carcere con l’accusa di aver ridotto in schiavitù la concittadina A.O., all’epoca dei fatti denunciati e acclarati (dal 1999 fino a febbraio 2002) appena diciottenne, dopo averla derubata dei documenti, violentata e costretta a prostituirsi in vari appartamenti di Francavilla al Mare.
Grazie alla denuncia della ragazza, sostenuta nel processo come parte civile dall’avvocato Cesare Borgia, i carabinieri scoprirono una rete ben organizzata di cittadini bulgari dedita allo sfruttamento della prostituzione governata dai fratelli Pinkov e da altri soggetti tra la costa francavillese e la città di Anzio, vicino Roma. L’inchiesta accertò che le vittime, tutte concittadine, venivano fatte venire in Italia con la scusa di lavorare come assistenti o badanti a persone anziane, ma una volta arrivate venivano prima derubate del passaporto e dei documenti e poi rinchiuse in appartamenti già utilizzati da altre complici dei fratelli Pinkov, e qui violentate.
Diverse le ragazze cadute nella trappola dei fratelli Pinkov e che, attraverso estorsioni e violenze, sono state costrette a prostituirsi. La regola è che poi buona parte dei guadagni doveva essere rimessa direttamente ai fratelli Pinkov, che però dimoravano ad Anzio. Quindi a distanza di 7-10 giorni le ragazze dovevano portare i soldi contanti ottenuti dal meretricio ai loro “padroni”.
Nel corso del processo in Assise, un’altra teste di accusa , I.B., raccontò ai giudici di come venivano adescate le prede. Un giorno “Dido” (Danail Penko) venne nel locale dove lavorava la sorella di I.B. «e propose a mia sorella se voleva qualche soldo in più e venire in Italia... prima a mia sorella, e poi mia sorella mi ha chiesto se volevo andare con lei.... in seguito Dido è venuto con tutti i documenti, i passaporti e abbiamo viaggiato fino a Roma con l’autobus. Ha anticipato lui i soldi e ci ha detto che, nel corso del tempo, glie lo avremmo ridato indietro e avremmo guadagnato qualcosa in più anche noi... ci ha detto che avremmo fatto il lavoro come la badante alle persone anziane». In Italia, invece, cominciava l’incubo.
Ieri i due fratelli sono comparsi davanti al giudice d’Appello Carla De Matteis che ha portato la condanna a dieci anni di reclusione per entrambi, riducendola di un anno a Danail e di due a Penko. La parte civile ora attenderà le motivazioni. (l.d.f.)