Riello, la Cgil insiste: modificate l’accordo per tutelare gli operai

Rota (Fiom): «Servono garanzie per il sito di Cepagatti» Ma l’azienda non sembra intenzionata a rivedere l’intesa
CEPAGATTI. Per ora è solo uno spiraglio, ma la Fiom-Cgil sta continuando a battersi per il futuro dei lavoratori della Riello. Martedì scorso, a Roma, c’è stato il tavolo del ministero dello Sviluppo Economico in cui è stata fatta una richiesta formale per la cassa integrazione, a zero ore, per i dipendenti dell’azienda di caldaie di Cepagatti, che ad inizio settembre ha annunciato 71 licenziamenti e 19 trasferimenti.
Nel frattempo, però, la Cgil ha chiesto ai vertici dell’azienda, presenti al tavolo del ministero, di rivedere e modificare parte dell’accordo che i lavoratori avevano votato a larga maggioranza il 27 ottobre. «Il nostro problema è che su quell’accordo non c’è alcuna garanzia per la reindustrializzazione del sito di Cepagatti», spiega Mirco Rota, rappresentante nazionale della Fiom-Cgil, «noi vorremmo che, una volta terminati i mesi della cassa integrazione, l’azienda e i lavoratori possano sedersi di nuovo ad un tavolo e trovare una soluzione per coloro che non si sono trasferiti (accettando le destinazioni proposte di Legnago e Volpago, ndr) o non sono riusciti a trovare un altro lavoro».
Per ora è solo una richiesta, di cui il ministero ha preso atto e su cui l’azienda però è sembrata piuttosto scettica: «Non ci sono state aperture», spiega Rota, «però il ministero ha preso atto della nostra richiesta e della nostra volontà. Stiamo lavorando per cercare di strappare condizioni ancor più favorevoli per i lavoratori della Riello che si trovano da due mesi in questa situazione delicata. L’obiettivo è garantire ai dipendenti un futuro occupazionale, nella speranza che il sito della Riello venga rilevato da qualcuno».
I SINDACATI RESTANO DIVISI La Fiom-Cgil sta dunque continuando a spingere per cercare di migliorare l’accordo, già votato dai lavoratori, che porterà la cassa integrazione straordinaria a partire dal 13 novembre. Il sindacato non aveva firmato l’ipotesi d’accordo a suo tempo, l’aveva fatto solo la Uil. «È ovvio che sarebbe bello strappare condizioni ancor più favorevoli per i lavoratori», spiega Riccardo Nunziato della Uilm, «ma l’azienda non ha mostrato segnali d’apertura e per questo motivo crediamo che, in una situazione di questo tipo e con l’azienda ferma sulle sue posizioni, quelle siano ancora le condizioni migliori. Abbiamo cercato di strappare il meglio per i lavoratori».

