Rientro in mare deludente «Non c’è pesce, un disastro»

Scampi, totani e merluzzi quasi una rarità. Mimmo Grosso (presidente Armatori): «Hanno preso tutto le barchette, ma l’obiettivo è tornare alla Fossa di Pomo»
PESCARA. La delusione è tanta, ma se l’aspettavano: dopo 43 giorni di fermo biologico «il mare è peggio di come l’avevamo lasciato». Parole di Mimmo Grosso, presidente ad interim dell’associazione Armatori di Pescara che raccoglie 43 imprenditori della pesca con le rispettive barche e tutte le famiglie dei lavoratori che vi gravitano intorno. «Non ci sta pesce, zero, da dimenticare. Oggi (ieri ndr) è ancora peggio di ieri, non ci paghiamo neanche il gasolio. Prendendola larga siamo a un buon 70 per cento in meno di pescato rispetto a quando andavamo alla Fossa di Pomo, interdetta alla pesca il 27 luglio del 2015».
E proprio questo è il nodo della faccenda, la fossa di Pomo, il tratto di mare tra i più pescosi tra la costa abruzzese e quella marchigiana a 20 miglia dalla costa italiana e a 12 da quella croata, vietata ai pescatori italiani per favorire il ripopolamento di merluzzi, naselli e scampi. «Siamo in contatto diretto con l’assessore regionale Dino Pepe», spiega Grosso, «a sua volta in continuo contatto con Roma affinché si abbia un risultato positivo rispetto alla proposta che abbiamo riformulato proprio la scorsa settimana noi con il comandate della Capitaneria Moretti e il presidente della Regione D’Alfonso. L’obiettivo è di convincere e autorità croate, che il sottosegretario Castiglione e il direttore generale della Pesca Rigillo incontreranno alla fine della prossima settimana, a riaprire la Fossa di Pomo ai pescherecci italiani dal 16 ottobre, come prevede il decreto contestato dai croati. Solo se passa, le cose potrebbero tornare alla normalità».
Ad aumentare l’emergenza di questi primi giorni di ripresa è anche il fatto che, come spiega Grosso, «in questi 43 giorni di fermo per chi fa la pesca a strascico, hanno continuato a pescare i parancali, le barche più piccole, quelle che fanno la pesca con l’amo e che hanno fatto razzìa. Basti considerare che una barchetta piccola, di dimensioni normali, può buttare in mare anche diecimila ami, e quanti ne stiamo tirando su».
La prova di quanto lamentato da Grosso è quello che tra ieri e oggi stanno trovando i consumatori al banco del pesce, e soprattutto i relativi prezzi. Pochi totani, pochi polipetti, pochi scampi e pochi merluzzi. Al contrario ci sono le triglie, le mazzancolle, le mazzoline. I prezzi all’ingrosso ne sono uno specchio: se le mazzoline due giorni fa stavano a due euro, gli scamponi a 40 euro, di contro ai polipetti (3,50 euro), alle mazzoline (due euro), le triglie (3 euro) e alle panocchie (7 euro le grandi). I merluzzi stanno anche a 11 euro, le sogliole a 15 e anche i merluzzetti medi, per le fritture, stavano a 6-7 euro. Troppo se si considera il rincaro del commerciante compreso di Iva. Allora? Allora se da una parte gli armatori aspettano la riapertura della Fossa di Pomo, i consumatori possono solo farsi guidare dal rivenditore di fiducia puntando al pesce di stagione. A quello rimasto.
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