Rietti da Shanghai: «Sono preoccupato Non si vede la fine»

4 Febbraio 2020

PENNE . C’è un altro abruzzese che in questo momento si trova in Cina. È Antonio Rietti, 37 anni, manager originario di Penne, che vive e lavora a Shanghai. Quello che gli fa paura, dice in un’intervi...

PENNE . C’è un altro abruzzese che in questo momento si trova in Cina. È Antonio Rietti, 37 anni, manager originario di Penne, che vive e lavora a Shanghai. Quello che gli fa paura, dice in un’intervista rilasciata a Jennifer Di Vincenzo e trasmessa su Rete 8, non è tanto il virus, ma non sapere quando si potrà tornare alla normalità. Antonio vive in Cina da circa 10 anni, dopo aver conseguito la laurea alla Luiss. Sul suo profilo Facebook posta le immagini dei grattacieli del quartiere dove abita, e scrive: «Prigione blu...day and night version». Da giorni Antonio è chiuso in casa, a causa delle limitazioni legate all’epidemia di Coronavirus che in Cina ha già provocato il decesso di oltre 300 persone.
«È cambiato praticamente tutto», dice a Rete 8, «perché da una vita di lavoro e viaggi siamo passati a una vita in casa. Con oggi sono 10 giorni che siamo in casa». Antonio dice di non essere ancora spaventato, ma preoccupato. «Non vedo la luce in fondo al tunnel del ritorno alla normalità. Per adesso, perlomeno. Dalla finestra, in questo momento è già notte, sono le sette di sera, vedo una città con i grattacieli illuminati. Vedo tante luci accese dentro le case delle persone. Sembrerebbe tutto normale, ma poi guardi sotto e vedi strade quasi deserte». A quest’ora, racconta, in condizioni normali, lo scenario sarebbe molto diverso. «Poche macchine, pochi taxi, qualche bicicletta, non è la Shanghai che sono abituato a vedere da 10 anni». In questo periodo, racconta, che ha coinciso con il capodanno cinese, «le persone in casa avevano riempito i frigoriferi, come si fa da noi per il periodo di Natale, quindi abbiamo avuto provviste per parecchi giorni e ne abbiamo ancora. Fino a qualche giorno fa riuscivamo anche a ordinare su internet. Da qualche giorno a questa parte abbiamo avuto difficoltà a far salire i fattorini al nostro piano, perché abitiamo a un piano alto. I guardiani del compound, hanno fermato tutti i fattorini per adesso. Quindi se io ordino su internet ho difficoltà a far arrivare la spesa a casa. Il Capodanno cinese è un periodo particolare, perché tutte le persone tornano a casa, come succede a noi per Natale. È il periodo in cui in Cina ci sono più contatti», e questo, secondo Antonio, spiega perché il picco massimo è previsto a febbraio. «Io sono convinto che qualcosa si farà. So che la Cina sta ricevendo aiuti da tanti altri Paesi, quindi insomma sono speranzoso. Forse», conclude, «è una consolazione, non so». (a.bag.)