Rifiuti abbandonati, imprenditore nei guai

Sotto accusa lo smaltimento nella discarica chiusa di Fosso Grande dei calcinacci dei lavori del Superbonus
PESCARA. Rischia il rinvio a giudizio un noto imprenditore locale del settore edile, per aver gestito una discarica abusiva in via Prati a Pescara, proprio nell’area dell’ex discarica di Fosso Grande. È quello che sostiene la procura che ha chiuso l’inchiesta e inviato l’avviso conclusioni indagini a Gino D’Artista, amministratore unico della Ars Nova, anch’essa finita sotto inchiesta come persona giuridica.
I fatti risalgono al mese di maggio del 2023 quando i carabinieri forestali eseguirono una serie di accertamenti su delega del pm Anna Benigni. Era stata una fonte confidenziale a rendere noto l’abbandono di una gran quantità di rifiuti: centinaia di sacchi neri chiusi da nastro adesivo che poi si è accertato contenevano «rifiuti di varia tipologia, anche pericolosi, tutti riconducibili all’attività edilizia svolta dalla Ars Nova», come scrive il pm nel capo di imputazione. I forestali eseguirono una serie di appostamenti e ottennero anche l’autorizzazione dalla procura a installare delle fototrappole: attrezzature che immortalarono ingressi e uscite di mezzi da quella discarica abusiva. Nel frattempo, furono esaminati i rifiuti contenuti nei sacchi e individuate carte utili all’indagine: planimetrie, solleciti di pagamenti, fatture di acquisto infissi, molto materiale cartaceo relativo all’ex albergo Corso (in pieno centro a Pescara) in fase di ristrutturazione, altro materiale che proveniva da un b&b. Queste persone, anche semplici cittadini, furono sentite dagli investigatori ed è così che venne fuori che il denominatore comune era la ditta che aveva effettuato per loro conto lavori edili, alcuni con il bonus 110: la Ars Nova. E, ciliegina sulla torta, le fototrappole ripresero un camion guidato da un dipendente della ditta di D’Artista.
I forestali sono riusciti così a ricostruire tutto e a stabilire come, a loro dire, la Ars Nova gestiva e smaltiva i rifiuti prodotti nei cantieri nei quali aveva svolto i lavori edili che gli erano stati commissionati. E quindi che si trattava di una condotta singola riferita alla ditta di D’Artista e anche che l’area della discarica abusiva rientrava nell’area interessata dal progetto di messa in sicurezza e bonifica, circostanza che, per gli investigatori, rafforzerebbe l’ipotesi di una piena consapevolezza, da parte dei presunti responsabili, di voler scaricare i costi dello smaltimento dei rifiuti alla collettività. Per la procura, responsabilità ricadono anche sulla società per la violazione del decreto 231 del 2001 che disciplina la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, «in quanto la modalità di illecito smaltimento dei rifiuti provenienti dall'attività imprenditoriale svolta, consentiva un risparmio di spesa e quindi un maggior profitto» per l’imprenditore. Adesso l'indagato ha venti giorni di tempo per avanzare eventuali richieste istruttorie o farsi interrogare, prima che il pm formalizzi la richiesta di processo.

