Rigopiano, 5 anni di dolore: «Adesso vogliamo giustizia»

19 Gennaio 2022

Alle 16.49, ora della valanga, il lancio dei palloncini nel ricordo straziante dei 29 angeli Per i familiari delle vittime un’altra fiaccolata e un’unica richiesta: «Facciamo presto»

FARINDOLA. Occhi addolorati, voci rotte dall’emozione e un dolore che cinque anni dopo non si è mai sopito. Nel giorno dell’anniversario, i familiari delle 29 vittime di Rigopiano si sono ritrovati davanti al totem dell’hotel che sotto la valanga ha inghiottito i loro cari. E alle 16.49, l’ora esatta della tragedia, 29 palloncini lanciati in cielo per ricordare ognuna delle vittime, al culmine di una cerimonia iniziata con una fiaccolata e finita all'imbrunire. A portare la vicinanza delle istituzioni ai parenti delle vittime e agli undici sopravvissuti c'erano, tra gli altri, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, il prefetto e il questore di Pescara, Giancarlo Di Vincenzo e Luigi Liguori.
La manifestazione è iniziata alle 15 con una fiaccolata iniziata 300 metri più a valle dell’hotel: 29 torce a ricordare i 29 angeli con i volti e i nomi raccolti tutti nello striscione che dà loro voce: “Mai più”. Per loro, poi la deposizione dei fiori da parte dei parenti delle vittime e del prefetto. L'alzabandiera con il Silenzio suonato dalla tromba, la benedizione e il mesto corteo fino all’area dell’hotel per lasciare ognuno un fiore. Quindi la messa officiata da don Luca e il lancio dei palloncini.
«Ogni giorno che passa è sempre più doloroso», racconta Nicola Colangeli, che nella tragedia di Rigopiano ha perso sua figlia Marinella, responsabile della Spa del resort. «Per me che sono di Farindola è più facile portare un fiore a mia figlia, ma in questo giorno è giusto esserci tutti. Speriamo al più presto di poter avere il giardino della memoria per ricordare nel migliore dei modi i nostri angeli». Presenti alla manifestazione anche il consigliere regionale Guerino Testa e il presidente della Provincia di Pescara, Ottavio De Martinis, le alte autorità militari e alcuni sindaci. «Non può esistere memoria senza giustizia», si è sfogato Gianluca Tanda, che nella tragedia ha perso il fratello Marco, «lo dobbiamo ripetere anche oggi. Sono passati cinque anni e tante cose successe rimarranno seppellite sotto questa neve, ma quel senso di giustizia lo dobbiamo avere. La paura fino a ieri era quella che passasse l'idea che fosse stato il terremoto. Adesso è uscita una perizia secondo la quale il terremoto non ha provocato la valanga». «Venire qui a distanza di cinque anni è veramente dura», dice Paola Ferretti mamma del receptionist del resort Emanuele Bonifazi, «ma ancor più dura avere a che fare con un processo che rischia di infrangersi contro la mannaia della prescrizione. Noi continueremo a lottare per ricordare i nostri cari e dar loro la giustizia che meritano».
«Andiamo avanti solo per avere giustizia, ogni anno che passa è sempre peggio», rimarca Francesco D’Angelo, fratello del cameriere Francesco che quel giorno, tra le 88 richieste di aiuto che fece, contattò anche la Prefettura.
«Ci fanno ben sperare le parole del procuratore Bellelli sui tempi più rapidi», commenta Marcello Martella, papà di Cecilia, estetista dell’hotel, «così come ci fa ben sperare il fatto che è abruzzese e da abruzzese ha vissuto questa tragedia che ci riguarda tutti».