Rigopiano, cinque mesi dopo la tragedia

18 Giugno 2017

Una cerimonia piena di commozione, quella vissuta dai familiari del comitato Vittime che sono tornati sul luogo del disastro costeggiando un tratto del canalone da dove è scesa la valanga lo scorso 18 gennaio.

RIGOPIANO. Dalla Baita della Sceriffa, poco sopra l'hotel Rigopiano, a piedi fino all'insegna del resort. Nello stesso punto dove cinque mesi fa, il 18 gennaio, un muro di neve ha impedito ai loro cari di salvarsi dalla valanga che ha investito l'albergo e 29 vite.

Una cerimonia piena di commozione, quella vissuta questa mattina dai familiari del comitato Vittime, circa una sessantina, che con mazzi di fiori e striscioni, e riconoscibili dalle magliette bianche con il logo dell'hotel e la scritta "Rigopiano 29 angeli" sono tornati sul luogo del disastro costeggiando un tratto del canalone da dove è scesa la valanga. Poi, all'ingresso di quello che era il parcheggio dell'hotel e dove da un paio di giorni c'è la rete arancione a proteggerne l'accesso, la messa officiata dal parroco di Farindola don Gaspard Ciey in memoria delle 29 vittime, con i nomi scanditi uno per uno.

Quindi, in un silenzio amplificato dai resti ancora ben visibili di quel disastro, c'è stata la deposizione dei 29 mazzi di fiori bianchi in un punto reso quasi inaccessibile dai tronchi e dai detriti, tra il camping e l'hotel, Fiori che sono stati disposti in fila, uno accando all'altro quasi a ricostruire idealmente una protezione, una barriera che quel 18 gennaio non c'era per fermare la valanga che è invece scesa giù indisturbata. Ma la giornata non è stata soltanto una commemorazione. I componenti del Comitato hanno infatti pianificato, come annunciato, il calendario di ronde notturne che a turno, nei fine settiamana estivi, porteranno avanti per difendere la zona dalla curiosità morbosa di chi lì è già andato a caccia di selfie e souvenir. "Per noi è un posto sacro", dice Mario Tinari, il papà di Jessica, "e lo difenderemo da qualsiasi tentativo di profanazione". (s.d.l.)