Rigopiano, disastro e depistaggio: processo unico, fuori gli enti civili

Il giudice Sarandrea riunisce i due procedimenti e lascia fuori Presidenza del consiglio dei ministri, ministero Interni, Regione, Comune di Farindola e Provincia. Quest’ultima si costituisce parte civile
PESCARA. I due procedimenti sulla drammatica vicenda di Rigopiano, che fino ad ora viaggiavano in parallelo, quello sul disastro e quello sul depistaggio, sono stati riuniti e diventano, da oggi in poi, un unico maxi processo sui presunti responsabili della tragedia che il 18 gennaio del 2017 provocò la morte di 29 persone, schiacciate sotto le macerie dell’hotel spazzato via da una valanga (in totale gli imputati saranno dunque 30, compresi i sette prefettizi coinvolti nella frode processuale e depistaggio). Lo ha deciso ieri il gup Gianluca Sarandrea al termine dell’udienza più corposa tenutasi fino a questo momento: quella dalla quale sono uscite delle decisioni che potranno essere anche importanti per il prosieguo della discussione, ancora nella fase preliminare.
Riunione dei procedimenti; esclusione dei cinque responsabili civili che erano stati precedentemente individuati; costituzione della Provincia di Pescara quale parte civile. Sono questi i punti salienti della lunga udienza che si è tenuta con la nuova formula logistica per salvaguardare la sicurezza di tutti, nel pieno rispetto del distanziamento sociale imposto dall’emergenza Covid. Cinque aule del tribunale (con una massiccia presenza di forze dell'ordine a disciplinare il tutto) per ospitare le oltre 250 parti in causa (30 imputati con i loro avvocati, circa 150 parti civili con un altro folto gruppo di legali, e i familiari delle vittime): una sperimentazione che tutto sommato sembra aver funzionato, anche se con qualche sbavatura dovuta all’impossibilità di interloquire per quelli che erano stati posizionati non nell'aula 1 dove era presente l’accusa (i pm Andrea Papalia e Anna Benigni) e il giudice Sarandrea.
Per effettuare qualsiasi intervento, ciascun avvocato doveva spostarsi nella maxi aula, e la cosa ha creato qualche problema soprattutto per l’avvocato Romolo Reboa (che rappresenta una parte dei familiari delle vittime) che, dopo essere intervenuto per sostenere che quella organizzazione avrebbe «violato il diritto di difesa, dando vita a un processo di serie A nell’aula 1 e a processi di serie B nelle altre aule», è arrivato a formalizzare al giudice la richiesta di nullità di tutti gli atti di ieri: richiesta che è stata decisamente rigettata non solo dal giudice, ma anche da altre parti civili.
Per tornare alle questioni processuali, il punto più importante dell’udienza, a parte la riunione dei procedimenti, è stato senza dubbio la decisione del giudice di escludere dal processo tutti i responsabili civili chiamati in causa nelle precedenti udienze: e parliamo di quelli che avrebbero dovuto tirare fuori milioni di euro in caso di condanne, e cioè Presidenza del Consiglio dei Ministri, ministero dell'Interno, Regione Abruzzo, Provincia di Pescara e Comune di Farindola. A fare da apripista è stato l’avvocato dello Stato, Filippo Patella, per conto di Presidenza del Consiglio e ministero: una eccezione fatta propria anche dagli altri responsabili civili, che ha convinto il giudice e che il legale dello Stato sintetizza così: «Nel corso dell’istruttoria sono stati effettuati degli atti irripetibili (in particolare il riferimento è alle autopsie delle vittime ndr) senza la presenza di questi soggetti processuali. Se questa eccezione non fosse stata accolta avrebbe inciso negativamente sul nostro diritto di difesa».
Una udienza che ha segnato anche il doppio successo dell’avvocato milanese Guido Carlo Alleva, che rappresenta la Provincia di Pescara e che ha incassato l’esclusione dell’Ente dai responsabili civili e, contemporaneamente, la costituzione della stessa Provincia quale ultima parte civile, nei confronti degli 11 imputati accusati di disastro colposo. E questo nonostante l’opposizione dell’avvocato Augusto La Morgia e degli altri colleghi che si sono associati. La Provincia lamenta dunque un danno subito dal territorio e anche un danno all’immagine.
Resta ancora soltanto un punto da definire prima di passare alle possibili richieste di riti alternativi: parliamo delle richieste di sequestro conservativo presentate dalle parti civili, sulle quali, dopo un’ampia discussione e l’opposizione delle difese degli imputati, il giudice si esprimerà nel corso della prossima udienza fissata al 2 ottobre.
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