Rigopiano, dolore e lacrime «Ora la verità per le vittime»

Il momento più struggente, alle 16.49, l’ora in cui la valanga ha inghiottito 29 persone
RIGOPIANO. Nella zona spa è quasi tutto rimasto uguale, a distanza di sette anni. Ci sono ancora le boccette di profumi e degli oli essenziali, le sdraio riposte nel magazzino. Un sacco da pugilato è ancora lì, perfettamente in equilibrio. Quel che resta dell’hotel Rigopiano è un colpo al cuore e ai pensieri di tutti coloro che, ieri pomeriggio, erano presenti alla commemorazione del settimo anno della tragedia. La Sala dannunziana, invece, dove si sono salvati tutti i bimbi, è un groviglio di roba. C'è ancora il tavolo da biliardo, rovesciato.
Un vento gelido ha accompagnato per due ore, ieri pomeriggio, la commemorazione della tragedia di Rigopiano. E ieri, a differenza di sette anni fa, nemmeno un fiocco di neve è sceso sui 1.200 metri dell'alta montagna farindolese. Ma gli sguardi dei parenti delle vittime avevano addosso ancora lo stesso dolore. Se non di più.
Una commemorazione densa di sentimenti forti e contrastanti per i familiari dei 29 morti. Da un lato il ricordo indelebile dei propri cari, dall’altro il timore e la speranza riguardo la sentenza di secondo grado attesa per il 9 febbraio. «Ho perso qui mio figlio per sempre e non lo avrò mai più con me», dice una mamma prima di scoppiare in lacrime.
Il cerimoniale ha preso il via alle 15 con la fiaccolata che dalla zona della fontana di Rigopiano è salita fin sopra al totem dell'hotel. Lì, alle 15.30, c’è stato l’alzabandiera con silenzio suonato dalla tromba, alla presenza delle cariche istituzionali che hanno consegnato due corone di fiori deposte all’interno dello spazio verde del totem: una a nome del Presidente della Repubblica e una a nome del Governo Italiano. Al cerimoniale è intervenuta anche il sottosegretario al Made in Italy, Fausta Bergamotto. «Non mi posso esprimere sulla sentenza. Le sentenze possono essere non condivise ma devono essere rispettate», ha commentato. «La Corte d'appello dell’Aquila dovrà pronunciarsi tra pochi giorni. Quando ci sono certi giudizi mi auguro che si tenga conto di ciò che le persone hanno vissuto e di quelle che sono le esperienze e il profondo dolore. Io credo nella giustizia, attendiamo e vediamo», ha concluso.
Presenti alla cerimonia anche il prefetto di Pescara, Flavio Ferdani, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri. Dopo il rito funebre, per la prima volta in questi 7 anni celebrato da don Luca Di Domizio proprio nell’area dove poggiava il resort Rigopiano, sono stati scanditi i nomi dei “29 Angeli” di Rigopiano, con rintocco di campana. E alle 16.49, nell’ora esatta in cui la valanga si staccò 7 anni fa dal monte Siella, travolgendo tutto e tutti, i parenti delle vittime di Rigopiano hanno lasciato volare in aria 29 palloncini bianchi, mentre il Coro Pacini di Atri ha intonato “il Signore delle Cime”. Uno alla volta i palloncini sono volati in cielo, un cielo grigio e buio, attraversando quella montagna che 7 anni fa ha strappati 29 persone all’affetto dei propri cari. «Sono anni che celebro questa dolorosa ricorrenza», ha detto don Luca. «Celebrarla proprio dall’interno della zona dell’hotel è ancora più commovente. Ringrazio il capitano dei carabinieri della compagnia di Penne Alfio Rapisarda per aver organizzato e messo in sicurezza l’area con i suoi uomini». Ogni parente ha deposto un fiore nel punto dove, sette anni fa, sono stati ritrovati i corpi dei loro cari. È stato un momento davvero toccante, che ha emozionato tutti i presenti. Molte delle vittime, inattesa di essere liberate dall’hotel isolato dalla neve, si trovavano a poca distanza dalla sala dannunziana, dove c'erano i bimbi che poi si sono salvati, nella sala in legno dove c’era anche il caminetto. «Pensavano di potersi riparare lì, perché quella struttura era in legno e temevano il terremoto. Siamo qui da 7 anni per ricordare i nostri cari. Speriamo di poterli tornare a salutare di nuovo con una sentenza che dia loro la verità di quanto accaduto», ha commentato Gianluca Tanda, che nella tragedia ha perso suo fratello Marco, di 26 anni. Altri sono morti vicino all’ingresso, nella zona reception.
Alla commemorazione hanno preso parte anche i rappresentati delle forze dell’ordine e dei soccorritori che il 18 gennaio del 2017 si diedero da fare per salvare quante più persone. «Ogni anno è un dolore incredibile essere qui, guardare quel che resta dell’hotel, il canalone da dove è scesa la valanga», commenta Fabio Pellegrini, sci alpinista esperto, quella sera volontario e prima guida dei primi soccorritori partiti e arrivati sul luogo della tragedia. «Qui», va avanti Pellegrini, «sono arrivato per primo la notte della tragedia e qui ho perso tanto amici: Roberto Del Rosso, Emanuele che lavorava alla reception, poi Marinella, Alessandro e Gabriele e i miei compaesani Piero Di Pietro, sua moglie Barbara e Nadia e Sebastiano». Ricordi che si intrecciano al dolore, sotto alla montagna, come sette anni fa.

