Rigopiano, familiari alla carica: sequestro degli stipendi per 4

2 Ottobre 2021

Nuova istanza dell’avvocato Reboa nei confronti degli imputati D’Incecco, Provolo, Visca e Belmaggio E anche Caputi e Gatto chiedono il rito abbreviato. Prossima udienza, l’8 ottobre: c’è l’incarico ai periti

PESCARA. Alcuni dei familiari delle vittime della tragedia di Rigopiano, che il 18 gennaio del 2017 provocò 29 morti per il crollo dell'hotel spazzato via da una valanga, tornano a chiedere il sequestro degli stipendi di quattro dei 30 imputati coinvolti nel procedimento.
L’avvocato Romolo Reboa, che assiste alcune delle parti civili, dopo l’ultimo annullamento del sequestro a carico del dirigente regionale Paolo D’Incecco, ieri ha riproposto al gup Gianluca Sarandrea una nuova istanza dove a D’Incecco ha aggiunto anche l’ex prefetto Francesco Provolo e i dirigenti regionali Carlo Visca e Sabatino Belmaggio, per i quali i giudici del Riesame avevano annullato un precedente sequestro. Il motivo di questa nuova istanza, il legale lo lega al fatto che i giudici hanno evidenziato nei provvedimenti del gup annullati soltanto un difetto di motivazione. «Si ritiene quindi», scrive Reboa, «che il gup debba solo provvedere a correggere quelli che il tribunale del Riesame ha sostanzialmente qualificato come errori materiali, emettendo un nuovo provvedimento di sequestro che non possa essere più censurato sotto il profilo motivazionale».
Per ognuno dei quattro imputati viene chiesto il sequestro degli stipendi fino alla concorrenza di 300 mila euro ciascuno. Lo stesso Reboa, in una precedente fase dell’udienza preliminare, aveva ottenuto, come potenziale fonte di risarcimento, il sequestro conservativo di beni immobili per altri imputati, per un valore di 2 milioni e 700 mila euro (ipotizzando un danno complessivo di 30 milioni di euro), non impugnato.
Quanto all’udienza di ieri, il giudice ha registrato altre due istanze di rito abbreviato da parte di Pierluigi Caputi (ieri presente in aula) e del geologo Giuseppe Gatto, mentre la difesa di Antonio De Vico ha deciso di non formalizzare l’abbreviato, scegliendo la strada del rito ordinario.
Ma la posizione di De Vico verrà stralciata soltanto alla prossima udienza dell’8 ottobre, dando così la possibilità alla difesa dell’ex sindaco di Farindola di vagliare ancora meglio la sua scelta, visto che 29 dei 30 imputati hanno optato per il rito alternativo.
L’udienza dell’8 ottobre dovrà quindi servire esclusivamente per formalizzare l’incarico ai tre periti scelti dal giudice Sarandrea, che ieri erano assenti per motivi di lavoro: due ingegneri del Politecnico di Milano, i fratelli Claudio e Marco Di Prisco, e il nivologo dello stesso istituto, Daniele Bocchiola. Le parti civili avranno dunque una settimana per valutare la nomina di un loro perito di parte. Quanto ai quesiti, che verranno formalizzati nella prossima udienza, il giudice li aveva comunque già accennati.
Dovranno verificare, in ordine alla valanga che ha colpito Rigopiano, «le possibili cause di innesco, l'entità della stessa, appurare inoltre se in merito alla sua verificazione o alla sua consistenza possano aver assunto rilevanza causale i pregressi eventi naturali, ivi compresi i fenomeni sismici registrati nell’area e verificare altresì i profili della prevedibilità e prevenibilità di tale evento».
Inoltre, dovranno appurare, «in caso di redazione tempestiva di una carta rischio valanghe, se l’area interessata da tale evento sarebbe stata o meno ricompresa in quelle oggetto di rischio». E non ultimo accertare se fosse consentito il «simultaneo utilizzo di tutti i mezzi sgombraneve in dotazione alla Provincia e se tale utilizzo avrebbe potuto garantire la costante percorribilità del tratto di strada tra Bivio Mirri e l'hotel Rigopiano».