«Rigopiano, i nostri figli morti sul lavoro»

1 Maggio 2018

I dipendenti uccisi dalla valanga non hanno ottenuto il riconoscimento. La madre di Bonifazi: «Chiediamo rispetto»

PENNE. «Mio figlio è morto a 31 anni insieme ad altri 10 ragazzi mentre svolgeva il suo lavoro, ma per una vecchia legge (del ’38, modificata trent’anni dopo) la sua non è stata una morte sul luogo di lavoro per l’Inail».
Parla così Paola Ferretti, componente del comitato parenti delle vittime di Rigopiano e madre di Emanuele Bonifazi, receptionist del resort Rigopiano, uno degli 11 dipendenti morti sotto le macerie dell’albergo distrutto dalla valanga del 18 gennaio 2017. E racconta il rammarico e il dispiacere per il trattamento e la scarsa sensibilità verso i ragazzi deceduti sul lavoro. Il suo è lo sfogo amaro di una mamma che, nel giorno della festa dei lavoratori, vorrebbe fosse dato al proprio figlio e ai suoi colleghi il giusto riconoscimento per l’attività svolta con passione e dedizione. La donna racconta il suo stato d’animo dopo aver raggiunto la caserma dei carabinieri di Penne con il marito, Egidio Bonifazi, per riconoscere e riprendere gli effetti personali di Emanuele recuperati sotto le macerie del resort durante le operazioni di bonifica del sito, tuttora sottoposto a sequestro.


«C’è qualcuno che ha ricevuto un vitalizio, ma non mio figlio e altri perché non avevano una famiglia a carico. La spiegazione è legata a una vecchia legge. Non è un discorso economico», tiene a precisare Ferretti a nome del comitato parenti delle vittime di Rigopiano, «ma di rispetto e riconoscimento verso chi è morto lavorando. Anche da parte del sindacato abruzzese, non ho assistito ad alcuna commemorazione per questi ragazzi del Rigopiano, e personalmente mi ha deluso. Penso fosse una cosa doverosa. Porterò avanti questa battaglia fino alla fine. Non è un discorso economico, ma è una questione di principio per questi giovani lavoratori».
Ai Bonifazi, dopo la morte di Emanuele, è arrivato un assegno da 2mila 100 euro per la scomparsa del figlio, oltre alla possibilità di avere a disposizione uno psicologo. Lo stesso discorso è valido per altre famiglie che hanno visto un proprio caro morire mentre era in servizio all’albergo di Rigopiano. In base a una vecchia legge, però, se il tuo stipendio non serve al mantenimento della famiglia, non viene riconosciuto nulla. Questa regola è stata applicata anche per altre famiglie: come quella di Marinella Colangeli (responsabile della Spa del resort), di Alessandro Riccetti (anche lui receptionist) e di Gabriele D’Angelo (cameriere dell’hotel). Emanuele Bonifazi era di Pioraco (Macerata) ed aveva 31 anni quando è morto sotto le macerie dell’hotel, dove era il receptionist da anni. Emanuele era al lavoro anche quando il resort Rigopiano rimase isolato nel marzo 2015, ma quella volta tutto si risolse per il meglio. «Lotteremo fino alla fine per far modificare questa legge e onorare i nostri angeli, perché quello che è accaduto a Rigopiano non accada mai più», chiude Paola Ferretti. Ecco i nomi degli undici ragazzi morti sul lavoro: Emanuele Bonifazi, Ilaria Di Biase, Cecilia Martella, Luana Biferi, Marinella Colangeli, Alessandro Riccetti, Alessandro Giancaterino, Dame Faye, Linda Salzetta, Roberto Del Rosso e Gabriele D'Angelo.

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