Rigopiano, i politici salvi È colpa solo dei tecnici

28 Novembre 2018

La Procura: toccava ai dirigenti decidere la carta del pericolo valanghe (mai fatta) In 50 pagine i motivi per i quali in 18 (ex presidenti ed assessori) escono indenni

PESCARA. «È evidente che, nell'ambito dell'ente Regione Abruzzo, con riferimento agli strumenti specificamente previsti per la prevenzione dei rischi da valanga, la posizione di garanzia da cui deriva l'obbligo giuridico di attivarsi su cui si fonda la responsabilità penale così detta "omissiva impropria"(...), fa capo in via diretta e principale ai responsabili tecnici di vertice dell'ente». È uno dei passaggi chiave delle 18 richieste d’archiviazione delle posizioni dei vertici politici regionali: presidenti delle tre ultime giunte con annessi assessori alla Protezione civile, usciti indenni dall'inchiesta sulla morte delle 29 persone dell'hotel Rigopiano, spazzato via da una valanga il 18 gennaio 2017.
IL FULCRO. L'argomento centrale è la mancata realizzazione della Carta pericolo valanghe (Clpv) che avrebbe potuto evitare la tragedia, impedendo l'utilizzo della struttura alberghiera durante il periodo invernale. Il procuratore Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia hanno speso 50 pagine per spiegare il perché di questa richiesta d’archiviazione, anche e soprattutto dal punto di vista tecnico-legislativo. «Alla luce delle indagini svolte - scrivono - e delle spiegazioni fornite in sede di interrogatorio dagli indagati è complessivamente emerso che i rappresentanti degli organi di direzione politica succedutisi dal 2007 (da quando cioè era stata approvata dal Coreneva la Carta storica delle valanghe), hanno esercitato le funzioni di indirizzo politico in materia di protezione civile, sostanzialmente sostenendo e assecondando, nei limiti delle loro prerogative, competenze e responsabilità, gli organi tecnici nelle iniziative intraprese nell'ambito della prevenzione dei rischi da eventi valanghivi».
LA COLPA. Le indagini avrebbero accertato che da parte di questi dirigenti «non vi sono mai state richieste al governo politico di ulteriori e più ampi stanziamenti per specifici progetti di redazione di Clpv su altri ambiti territoriali e tanto meno al fine di redigere in un unico progetto una Clpv su tutto il territorio montuoso dell'Abruzzo». E quindi la procura esamina separatamente i comportamenti tenuti dalle tre giunte.
GIUNTA D’ALFONSO. Per quanto riguarda Luciano D'Alfonso, indagato con l'assessore Mario Mazzocca, la procura sostiene che «è stato mantenuto l'ordine di priorità temporale già indicato dal Coreneva, anche se in realtà mai aggiornato per inerzia della dirigenza tecnica», e sono state «confermate le scelte tecniche già compiute sull'ordine di priorità nell'esame del territorio esposto a rischi valanghivi e, quindi, anche la prosecuzione delle attività di realizzazione della Clpv distinta per lotti, secondo criteri di priorità adottati dal Coreneva».
OLTRE 4 ANNI. Nel sottolineare la «scarsa sensibilità e attenzione in materia di protezione civile sullo specifico tema del pericolo da valanga da parte degli organi tecnici della Regione, i magistrati evidenziano anche i tempi lunghi necessari per redigere una Carta del genere: intorno ai 4 anni e 4 mesi come affermato dai consulenti, «finendo dunque con escludere dalla rimproverabilità penale gli indagati che hanno assunto responsabilità di governo successive, cioè in tempi ormai non utili ad avere una Clpv per tutto l'Abruzzo montano, e quindi comprendente anche Rigopiano, come tale idonea ad impedire in tesi di accusa l'evento», avvenuto nel nel 2017.
Quanto alla questione della tardiva convocazione del Comitato per l'emergenza, contestato al solo D'Alfonso, viene definito così dalla procura: «Il passaggio al Core fu in ragione, come evidenziano fatti e motivazione della convocazione, dell'aggiungersi nella mattinata del 18 gennaio di significative scosse di terremoto che in una situazione già difficile per l'innevamento motivò il dirigente Liberatore a segnalare tale iniziativa al presidente D'Alfonso che subito l'autorizzò».
GIUNTA CHIODI. Gianni Chiodi, scagionato con gli assessori Daniela Stati e Gianfranco Giuliante, avrebbe agito assumendo iniziative inerenti all'aggiornamento della Carta storica, anche se il dirigente Antenucci «ometteva la trasmissione all'organo politico della Carta con i suoi aggiornamenti». Chiodi varò nel 2014 anche una delibera, notificata a tutti i Comuni compreso Farindola, con cui dava disposizione alla Protezione civile di realizzare la Clpv. «Essendo quindi evidente che solo a seguito di quantificazione specifica delle risorse necessarie da parte di chi era in grado di farlo, e cioè i tecnici, i politici avrebbero potuto prendere in considerazione i relativi stanziamenti».
GIUNTA DEL TURCO. Quanto a Ottaviano Del Turco, coinvolto con l'assessore Tommaso Ginoble «si deve rilevare che sono state assecondate le iniziative della dirigenza amministrativa per la elaborazione della Carta Storica delle valanghe quale documento propedeutico alla Clpv».
GLI ALTRI. Per le posizioni di Enrico Paolini, presidente facente funzioni dopo le dimissioni di Del Turco, e quella dell'assessore Mahmoud Srour, anche lui assessore provvisorio, avevano «attribuzioni limitate all'ordinaria amministrazione e con il compito principale di avviare l'istituzione regionale verso consultazioni elettorali per la formazione del nuovo governo regionale.
Infine La posizione dell'ex direttrice generale Cristina Gerardis liquidata con poche battute: «Figura del tutto apicale nell'ambito della struttura organizzativa regionale, cerniera tra l'alta dirigenza tecnico amministrativa e il governo politico, senza competenze specifiche gestionali in materia di protezione civile».