Rigopiano, il processo va avanti Confronto sulle intercettazioni

30 Ottobre 2020

L’allarmante crescita dei contagi da coronavirus non mette in pericolo lo svolgimento delle udienze Il presidente del tribunale Bozza assicura: «Manterremo le misure di sicurezza adottate finora»

PESCARA. L'allarmante crescita dei contagi da Covid-19 non blocca il processo per il disastro di Rigopiano che costò la vita a 29 persone nel gennaio 2017, che oggi si terrà regolarmente.
«Non ci sono disposizioni specifiche», spiega il presidente del tribunale, Angelo Mariano Bozza, in riferimento alle ultime misure governative sulla pandemia, «per i procedimenti penali e civili per cui, mantenendo le misure di sicurezza che abbiamo adottato finora, l'udienza del procedimento Rigopiano si terrà».
LE 250 PARTI Si torna dunque oggi nelle aule attrezzate per questo particolare processo che conta circa 250 parti interessate, con l'obiettivo di recuperare tutto quello che non è stato possibile fare nella scorsa udienza dove un problema tecnico audio-video nel collegamento fra le cinque aule utilizzate per l'udienza preliminare, ha purtroppo costretto a chiudere l'udienza subito dopo l'appello.
Il giudice Gianluca Sarandrea aveva soltanto potuto registrare le varie istanze presentate dal collegio dei difensori e da quello delle parti civili, riservandosi la discussione fra le parti sui vari argomenti all'udienza di oggi. C'era stata la richiesta di un ulteriore sequestro, avanzata da alcune parti civili rappresentate dall'avvocato Romolo Reboa, degli stipendi di tre degli imputati: l'ex prefetto Francesco Provolo, e di due dirigenti della Regione Abruzzo, Carlo Visca e Sabatino Belmaggio. Su questo il gup dovrà decidere.
L’INCIDENTE PROBATORIO Poi ci sarà da valutare l'ulteriore deposito di documenti difensivi presentati dai legali del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e sciogliere la riserva sulla richiesta avanzata dagli stessi legali relativa a un incidente probatorio per acquisire a fascicolo le dichiarazioni di uno dei principali investigatori dell'inchiesta, il tenente colonnello dei carabinieri forestali, Annamaria Angelozzi.
Nell'ambito delle indagini difensive gli avvocati di Lacchetta avevano già fissato al 5 novembre l'audizione della Angelozzi davanti ai magistrati ma, nella scorsa udienza, era arrivata la richiesta di trasformare quell'audizione in un incidente probatorio aperto a tutta la platea dei legali.
Una richiesta che ha trovato la netta opposizione della procura, che l'ha bollata come inammissibile visto che i difensori hanno già dichiarato di non voler rinunciare formalmente all'audizione, ma solo di trasformarla in incidente probatorio. Una richiesta che si può leggere soltanto nell'ottica di un’eventuale massiccia richiesta di riti alternativi, visto che l'Angelozzi sarebbe comunque un teste di primo piano in un eventuale processo.
ANGELOZZI La novità, se così si può definire, è che l'avvocato Reboa, legale di alcune parti civili, nei giorni scorsi ha inaspettatamente convocato (con brevissimo preavviso) per il 23 ottobre scorso nel suo studio romano la stessa Angelozzi per un'audizione, senza peraltro indicare gli argomenti da trattare. Interrogatorio che non si è tenuto, probabilmente anche perché in ballo c'è questa richiesta di incidente probatorio. Ma resta comunque curiosa questa stessa finalità tra chi difende uno dei principali imputati e chi invece rappresenta le parti civili.
Altro argomento ancora aperto è quello che riguarda la discussione sulle intercettazioni telefoniche da inserire nel fascicolo, provenienti da un altro procedimento aperto a suo tempo dalla procura dell'Aquila. Di carne al fuoco ce n'è dunque tanta e, salvo problemi tecnici, l'udienza si presenta piuttosto impegnativa.
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