Rigopiano, in procura il coordinatore del Centro soccorso

6 Dicembre 2019

Luca Verna sentito come testimone: ha detto di non sapere nulla delle richieste d’aiuto arrivate dal cameriere D’Angelo

PESCARA. Si è presentato ieri mattina in procura per essere ascoltato dai magistrati, l'ingegnere dei vigili del fuoco Luca Verna che all'epoca dei fatti del disastro di Rigopiano, era il coordinatore del centro soccorso di Penne. Si sarebbe presentato spontaneamente dopo i servizi giornalistici del Tgr Abruzzo e della trasmissione Le Iene (acquisiti dalla procura), per chiarire la sua posizione circa quanto era stato veicolato mediaticamente e cioè che lui era a conoscenza delle richieste d'aiuto di Gabriele D'Angelo, il cameriere del Resort distrutto dalla valanga, rimasto poi anche lui sotto le macerie.
E' stato sentito come persona informata sui fatti e quindi non come indagato, tanto che si è presentato da solo. Quindi le sue dichiarazioni non sarebbero legate alla denuncia presentata qualche giorno fa dall'avvocato Romolo Reboa (per conto di Gianluca Tanda del Comitato vittime e familiare di una delle 29 vittime della tragedia), con la quale ne chiedeva l'incriminazione. Il fatto che sia entrato come testimone e che ne sia uscito sotto la stessa veste vuol dire che il procuratore Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia che lo hanno ascoltato, non hanno ravvisato nel suo racconto, al momento, alcun elemento per indagarlo. Verna avrebbe in sintesi soltanto voluto confermare la sua estraneità alle notizie che sarebbero circolate prima della valanga, e dunque in riferimento alle telefonate fatte da D'Angelo dopo le scosse di terremoto. Telefonate nelle quali il cameriere cercava aiuto per andare via da quel luogo, evidenziando anche il fatto che altri ospiti volevano lasciare l'hotel, ma che non potevano farlo in quanto l'unica strada di accesso era bloccata. La sua testimonianza sarebbe legata anche a una riunione allargata che si tenne il 24 gennaio del 2017, quindi sei giorni dopo la tragedia, in un magazzino della sede del Coc di Penne, organizzata dall'allora prefetto Francesco Provolo, oggi principale imputato per la vicenda del depistaggio legato proprio alle telefonate di D'Angelo.
In questa riunione, stando alle fonti giornalistiche, Provolo avrebbe parlato proprio di queste telefonate. Ma Verna, ieri mattina, avrebbe confermato ai magistrati soltanto quello che venne sottoscritto con il verbale di riunione. E, nella parte che lo riguarda, si legge che dichiarò di «aver avuto notizia di una probabile slavina presso l'albergo di Rigopiano, verso le ore 18,30/18,45». Nel verbale, presente da sempre nel fascicolo depositato dalla procura, non si fa dunque alcun riferimento alle telefonate di D'Angelo. Le uniche telefonate che vengono citate sono quelle fatte dal cuoco Parete (uno dei sopravvissuti) e dal suo amico Marcella: ma tutte avvenute dopo la tragedia.
Nella ricostruzione giornalistica acquisita dalla procura, si fa invece riferimento alle testimonianze di alcuni volontari secondo i quali Verna era a conoscenza di quelle telefonate di D'Angelo. L'ingegnere Palano, comandante provinciale dei vigili del fuoco all'epoca dei fatti, anche lui tirato in ballo dai servizi giornalistici, «riferisce che», si legge nel verbale, «nella giornata del 18 gennaio il personale dei vigili era impegnato in numerosi interventi dovuti all'emergenza provocata dalle intense nevicate che avevano interessato tutta la provincia» e riferisce poi della situazione in generale e delle attività intraprese per fronteggiare l'emergenza: nulla sulle telefonate di D'Angelo. La procura, comunque, sta ancora approfondendo questo aspetto della drammatica vicenda di Rigopiano.