Rigopiano, ipotesi risarcimento: sequestrati i beni di 15 imputati

3 Ottobre 2020

Il giudice ha disposto il blocco degli immobili per due milioni e 700mila euro: in caso di condanna,  serviranno a rimborsare le famiglie delle vittime. Ma non c’è il nome dell’ex prefetto Provolo

PESCARA. Tre i punti che hanno caratterizzato l'udienza di ieri davanti al gup Gianluca Sarandrea sulla tragedia di Rigopiano: l'accoglimento della richiesta di sequestro conservativo per 2 milioni e 700mila euro a carico di 15 dei 30 imputati; il deposito di un corposo carteggio relativo alle indagini difensive svolte dai legali di uno dei principali imputati, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta; l'istanza di revoca dell'ordinanza di esclusione dei responsabili civili. Il passaggio più significativo è stato certamente l'obiettivo centrato dall'avvocato Romolo Reboa che, per conto di sei delle parti civili costituite (Gianluca Tanda, Maria Letizia Aniballi, Antonio Tinari, Elena Miscione, Riccardo e Alfonso Martella), nel novembre scorso aveva depositato al giudice una istanza di sequestro conservativo di beni sulla quale Sarandrea ha deciso soltanto ieri, ma soltanto perché proceduralmente doveva verificarsi prima il passaggio relativo alla riunione dei due procedimenti: quello sul disastro e la morte delle 29 persone nel crollo dell'hotel Rigopiano e quello sul depistaggio contestato alla Prefettura targata Francesco Provolo, avvenuta nella precedente udienza.
«Abbiamo chiesto il sequestro», spiega il legale romano, «perché stiamo trattando un processo con grandi risarcimenti di beni che però, a oggi, non coprirebbero quasi nulla. E questo sequestro dà dunque una speranza alle parti civili: e cioè che nell'ipotesi ci sia una condanna e poi un risarcimento del danno, alla fine si ritrovi qualche denaro. Ed è ancora più importante visto che i soggetti che avrebbero dovuto pagare, gli Enti chiamati come responsabili civili, sono stati esclusi dal procedimento».
Nella sua richiesta, Reboa aveva ragionato su un possibile risarcimento a carico di ogni imputato, da un milione di euro: quindi un’ipotesi da 30 milioni di euro, tanti sono gli imputati. E aveva stilato un elenco di beni per ognuno di loro, rilevando i dati dal catasto. Il giudice ha dunque accolto la sua richiesta, escludendo dall'elenco soltanto l'ex prefetto Francesco Provolo e il dirigente regionale Carlo Visca in quanto «meri usufruttuari» dei beni presenti in catasto.
Per gli altri imputati il gup ha ritenuto che «in presenza di fondate ragioni per credere che manchino le garanzie delle obbligazioni per le quali è ammessa l'adozione della misura cautelare, vista la consistenza delle somme che, sulla base delle pretese creditorie per come prospettate dalle parti civili in forza delle voci di danno lamentate, in caso di condanna, gli imputati sarebbero tenuti a risarcire, la richiesta di sequestro conservativo relativamente agli immobili indicati nell'istanza, in quanto facenti capo agli odierni imputati, appare fondata e pertanto la stessa può trovare accoglimento». E quindi soltanto, come detto, a carico di 15 imputati con l'esclusione di Provolo e Visca. Ma a condizionare l'udienza di ieri, dal punto di vista del programma originario che prevedeva la discussione sulle intercettazioni telefoniche da inserire o no nel fascicolo, è stato il deposito delle indagini difensive chiesto dai difensori di Lacchetta. Una corposa mole di carte, relative anche alle audizioni di due degli investigatori che si occuparono delle indagini su Rigopiano, il tenente colonnello dei carabinieri Massimiliano Di Pietro e l'ex capo della mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana, che la difesa di Lacchetta ritiene di grosso rilievo sotto l'aspetto processuale. Aspetti, comunque, già ampiamente conosciuti dalla procura e valutati prima della chiusura delle indagini.
Sta di fatto che in relazione a quel deposito gli avvocati Massimo Galasso (per gli imputati) e Luca Torino Rodriguez (per le parti civili), ai quali si sono associati tutti gli altri legali, hanno chiesto al giudice un congruo termine per avere la possibilità di esaminare quella mole di carte prima di esprimersi. E per questo motivo il giudice ha aggiornato l'udienza al 16 ottobre prossimo. Nell'udienza di ieri, però, c'era stata anche una richiesta avanzata da molte delle parti civili: la revoca del provvedimento emesso dal giudice nell'udienza precedente, con il quale vennero esclusi tutti i responsabili civili chiamati in causa e cioè Provincia di Pescara, Regione Abruzzo, Comune di Farindola, ministero degli Interni e presidenza del Consiglio dei ministri. Richiesta rigettata dal giudice Sarandrea anche sulla base della mancanza di qualsiasi novità rispetto al provvedimento emesso.
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